Come si distingue a prima vista un milanese? La domanda potrebbe assumere una sua rilevanza politica e giuridica qualora avesse un seguito la proposta del leghista Salvini (già noto alle cronache): riservare "ai milanesi" alcuni posti sul metrò. Considerando del tutto superfluo ogni sospetto di razzismo (perché in questo caso non si tratta di sospetto, ma di certezza), sarebbe invece interessante stabilire con quali criteri eventuali controllori dovrebbero verificare l’applicazione del dispositivo. Il milanese avente diritto dovrà rendersi riconoscibile entrando in metrò con una fetta di panettone in mano? Dovrà avere una M tatuata sul polso? E si è milanesi per semplice residenza o per etnia? E se per etnia, è materlineare come per gli ebrei? È milanese il pugliese Jannacci? Era milanese il triestino Gaber? E il comasco Tettamanzi avrà una speciale dispensa come cardinale? E i giocatori di Milan e Inter, stranieri in larga parte?
A parziale conforto, va detto che la sortita di Salvini è stata accolta a pernacchie anche da alcuni suoi alleati del centrodestra. A totale sconforto, va aggiunto che il vagone delle balordaggini xenofobe, a Milano e altrove, è oramai stipato. E restano solo posti in piedi.

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