‟Lui sa stare in mezzo alla gente come un comune mortale". Lo dice, ammaliato, il celebre signor Letizia in un’intervista a "Gente", lo ripetono in continuazione agiografi e avvocati di Berlusconi per rafforzare la mitologia populista dell’uomo più ricco e potente d’Italia che sa come spendersi "in mezzo al popolo". Di tutte le artefazioni, simulazioni e sonore balle che circondano il Capo, questaè la più insidiosa. Perché si basa sulla contraffazione primaria sulla quale germina il Mito di Silvio: che "gli altri", in specie la "sinistra dei salotti", non conoscano il popolo e anzi lo scansino e lo disprezzino. Ora, che ci siano (a sinistra come a destra) parecchi schifiltosi che si sono arroccati nell’attico della società, e non scendono a pianterreno nemmeno per vuotare la pattumiera, è perfettamente vero. Ma fior di politici, di ogni partito e di ogni landa, hanno costruito la loro storia in condizioni di totale promiscuità con "il popolo". E di feste di piazza, incontri con cuochi e camerieri, battesimi cresime matrimoni, bagni e bagnetti di folla, propaganda di strada e di vicolo, assemblee sudate e tumultuanti, è disseminata la carriera della grande maggioranza dei politici. Chi ha visto (come me) la signora Flavia Prodi fare la coda alla biglietteria di una stazione quando suo marito era a Palazzo Chigi, poteva ben dire di avere votato per gente comune e non per una casta arrogante. Ma non l’ha detto: dovremmo imparare a vantarci un po’di più. Il basso profilo, in questo Paese, non paga.

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