Se la politica italiana è complicata, quella siciliana è imperscrutabile. Dopo ripetute letture delle cronache regionali, ho capito soltanto che non avevo capito. Non fosse per un indizio imprevisto che, se non aiuta a cogliere le ragioni contingenti della crisi nel centrodestra, illumina una condizione storica e sociale di lungo periodo (non solo siciliana. Ma certamente molto siciliana). L’indizio è questo: una fotografia del governo regionale in carica fino a ieri. Vi sono raffigurati, compreso il governatore Raffaele Lombardo, tredici maschi (la totalità della Giunta) tra i quarantacinque e i sessantacinque. Non una donna, non un giovane. Poiché i maschi sono la metà dell’elettorato, e i giovani un altro buon venti per cento, se ne deduce che il governo dell’isola rappresenta, matematicamente parlando, solo il trenta per cento della popolazione. Ovviamente questo dato non ha avuto e non avrà alcun rilievo nelle vicende in corso. E molto probabilmente i tredici rispettabili signori della fotografia non si rendono assolutamente conto di incarnare un’esclusione così notevole. Sono il vecchio ceto dominante della vecchia isola di un vecchio paese. Neanche maschilista. Più semplicemente: maschile.

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