‟Gli altri" è il tema della Fiera del Libro di Torino. David Grossman, uno dei massimi scrittori viventi, lo ha affrontato così: "Posso scrivere solo se riesco a farmi invadere dalla vita degli altri". L’applauso scrosciante del pubblico, prima ancora che l’interprete traduca dall’inglese, è rivelatore. Il verbo "invadere", scelto da Grossman, è molto preciso e non è casuale. Descrive la difficoltà, la paura, la diffidenza, la fatica di ciascuno di noi: agli altri opponiamo una spiegabile, umana resistenza. Disturbano e mutano il fragile flusso delle nostre abitudini, a partire dagli altri a noi più prossimi. L’altro è invadente per definizione, è non io, è non noi. Ma lo scrittore spiega - e a questo servono gli scrittori - che non esiste narrazione, non esiste vita raccontabile, senza questa "invasione". Che mette a repentaglio certezze, scatena ansia, ma schiude al mutamento, dunque al futuro, la nostra stessa vita. Ascoltando Grossman ho capito che la politica, questo, non è più capace di spiegarlo. C’è una cattiva politica che è puro drenaggio della paura di massa,e su questa paura costruisce consensoe potere. C’è una buona politica in sonno, ammutolita, zittita, che non riesce a dire che proprio dentro questa paura (esattamente dentro questa paura) abitano la conoscenza del mondo, e il coraggio di vivere.

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