Il ministro Brunetta si porta da rivoluzionario, ma "fannulloni" e "panzoni" rimandano a un italiano datato, da ricreazione scolastica, tipo "quattrocchi" per deridere il compagno miope. Invece "rapporti piccanti", come notava ieri Bartezzaghi, fa pensare ai vecchi film scosciati per militari, con la vista delle tette come suprema estasi. Italia anni Sessanta e Settanta. Questo per dire che dissento dall’autorevole New York Times, che per inquadrare l’attuale scorcio d’epoca in Italia scomoda Trimalcione e la decadenza dell’Impero romano. Qui c’è poco da decadere, e tutto, piuttosto, ha un sapore di refluo casereccio, più da tinello che da palazzo, più da dopoguerra che da dopocristo. Per esempio l’accalcarsi delle ragazzine e dello loro madri attorno ai casting (in palio, se non la gloria, una gita a Villa Certosa) fu già descritto da Visconti in "Bellissima" (1951!), con la sola differenza che le bambine allora non si chiamavano ancora teen-ager e non erano già sessuate a dodici anni. La decadenza richiede una caduta degli dei, e cocci monumentali, tiranni debosciati, orge fastose. Qui non c’è traccia di dei e tutto odora di piccola borghesia italiana, di servilismo e arrivismo autoindulgenti (vedi la filmografia di Alberto Sordi quasi al completo). E Papi ha poco di faustiano, e molto di vanziniano.

Torna alle altre news >>