Chiunque viaggi spesso sui treni italiani ha il netto sospetto di vivere in una società neoclassista. Eccellenza per pochi (l’alta velocità), mediocrità per molti. Posto che nessuno pretende supertreni da trecento all’ora sulle tratte brevi e sui cosiddetti "rami minori" (che servono milioni di cittadini), viaggiare su convogli sfiancati, con i cessi rotti e l’aria condizionata in tilt, perennemente in ritardo, non fa parte di quel minimo di decenza che una vetrina scintillante come quella della Tav lascerebbe intendere. Non si capisce perché, coerentemente, non si reintroduca le terza classe: a treni da dopoguerra corrispondano almeno tariffe da dopoguerra, con l’esplicita ammissione che sì, siamo effettivamente in pieno neoclassismo. È di ieri (per esempio) la notizia che i treni lombardi (evidentemente non ancora "federali") vantano un notevole record di guasti, ritardi e cancellazioni. Ecco un bell’argomento per la Lega "popolare" e di governo, che ha perso la faccia sulla tragicomica scommessa di Malpensa e avrebbe magari l’occasione di rifarsela occupandosi dei treni di Viggiù.

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