Malgrado sia poco aiutato da un look che farebbe indietreggiare anche Dolce e Gabbana, forse il colonnello Gheddafi non meritava un’accoglienza tanto severa da parte di molti iperdemocratici italiani. Non è né il primo né l’ultimo dittatore in visita ufficiale a una capitale occidentale. In più, è anche il capo di un popolo che l’Italia fascista ha invaso e saccheggiato. E quando dice che il terrorismo è una sciagura, ma bisogna capirne le radici e non limitarsi a deprecarne gli effetti, esprime l’autorevole punto di vista (condivisibile, tra l’altro) di un pezzo rilevante dell’opinione pubblica mondiale, non tutta rappresentata a Montecitorio o a Palazzo Madama. La vecchia sinistra aveva molti difetti ma, tra i suoi pregi, sapeva tenere a bada i furori ideologici e aveva un fondato rispetto della ragion di Stato. Leggere che il Pd si è diviso anche su Gheddafi non aiuta a nutrire fiducia sull’imminente dibattito congressuale: litigiosi sulle questioni etiche, incerti sulle alleanze (Di Pietro? Casini? Nessuno? Tutti?) potrebbero evitare di aggiungere anche il refrain Gheddafi sì-Gheddafi no al coro già molto polifonico delle opinioni. La democrazia è una cosa, il casino un’altra.

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