In seguito alle note vicissitudini del signor B, la situazione è più o meno questa: le due Italie sono sempre più divise. Si fanno sempre più risoluti e acidi i pro e i contro. Da un lato si spregia e si deride il satrapo vanitoso e scostumato. Dall’altro si difende con foga il martire di un laido complotto. Mai nessuno, nemmeno negli anni non sereni e perfino sanguinari delle ideologie contrapposte, aveva spaccato l’Italia così profondamente, e forse così irrimediabilmente.
Comunque la si pensi, il bilancio dell’evo di B è un bilancio di lacerazione. E’ come se fosse riuscito a catalizzare il peggio e il meglio (a seconda del punto di vista). Democristiani e comunisti litigavano, ma convivevano. Peppone e don Camillo si bastonavano, ma si rispettavano. A me, con un berlusconiano, non viene neanche più in mente di litigare, e a lui non viene in mente di litigare con me. Domina un silenzio tignoso, una radicale ostilità che non riguarda solo più la politica, riguarda la maniera di intendere la vita, i rapporti con il prossimo, la misura delle cose. Lui è troppo presuntuoso per accorgersene: ma il risultato di vent’anni di sorrisi, vanterie e promesse è un popolo rotto in due.

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