Decisamente simpatico, e ancora un gran bell´uomo, l´ex playboy Gigi Rizzi ha raccontato da Bruno Vespa il suo antico flirt con Brigitte Bardot. La rievocazione ha avuto accenti perfino teneri, con qualche digressione diciamo storica sugli anni ruggenti di Saint Tropez e sull´impenitente tirar mattina di quel mondo svagato, benestante e allegramente pirla. Ma del carattere maschile italiano, purtroppo, è parte fondante quel genere di vanteria che tiene in gran conto il palmares, e in nessun conto, ahimé, la discrezione. Assistito con gongolante complicità da Paolo Limiti e Bruno Vespa (in rappresentanza dei non playboy), Rizzi ha tenuto a enumerare, con finta nonchalance, il numero delle trombate giornaliere con una delle ragazze più belle degli ultimi diecimila anni. Non rendendosi conto che il dettaglio, non richiesto, aggiungeva pochissimo al fascino di quella storia, e toglieva a Bardot, che è una signora, il diritto di non sentirsi esibita come un trofeo sessuale.
Ogni rilievo in questo senso è comunque inutile. Il coro italiano ama definire "invidia" ogni possibile richiamo alla misura. Altri e più celebri vantoni nazionali ce lo insegnano: attribuiscono all´invidia degli inferiori tutto ciò che li supera per buon gusto.

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