I più giovani non possono neanche immaginare quali e quanti rigurgiti del passato, in questi giorni, affollino la mente dei meno giovani. Il mio pacco di giornali, ieri, era un florilegio di amarcord. La copertina dell’Espresso sulla nuova cementificazione del Paese rimandava diritti alle antiche gloriose campagne di Antonio Cederna, e alla vecchia fetida speculazione edilizia contro la quale registi oramai vegliardi, giornalisti defunti, intellettuali in pensione spesero (inutilmente) le loro animose giovinezze. Come idea di sviluppo e perfino come scandalo, la cementificazione ha la stessa freschezza, la stessa fantasia, la stessa modernità di un faldone di Pretura di cinquant’anni fa.
Poi c’è la Cassa del Mezzogiorno, tornata per davvero, con il misero Tremonti baciato dai questuanti di oggi che hanno in tasca gli stessi pacchetti di voti, le stesse clientele, la stessa desolante furbizia politica di mezzo secolo fa. E consumano gli stessi ricatti, accontentati dagli stessi complici (settentrionali) di oggi. Come in un remake degli anni del dopoguerra e del boom, ma senza quell’euforia, quella spinta sociale. Solo un gran puzzo di muffa. E l’incredulità: ancora lì, siamo? Ancora quelli, siamo?

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