Perché la sinistra è moralista? Si chiede il professor Panebianco sul Corriere. La risposta a questa domanda arriva poche righe più in là, laddove il professor Panebianco scrive: ‟Quel genio della comunicazione che è Berlusconi ancora una volta l’ha battuta (la sinistra moralista, ndr) usando quattro paroline magiche: non sono un santo”. Se ne deduce che, secondo il professor Panebianco, il premier, pronunciando una battutina buona per far sorridere gli amici del bar, ha chiuso trionfalmente una vicenda di prostituzione, e di candidature come ricompensa sessuale (!!), della quale la stampa mondiale si sta occupando come se fosse ciò che è: uno scandalo di Stato.
Ecco spiegato perché la sinistra è moralista. Perchè autorevoli editorialisti di autorevoli quotidiani non hanno più idea, neanche vaga, di cosa sia la morale pubblica. Perché il cosiddetto "terzismo", da vent’anni in qua, mette sullo stesso piano travi e pagliuzze, prepotenti e balbuzienti, disonesti e "moralisti". Se anche il professor Panebianco, giudicando il premier, si caricasse in spalle il suo (minimo) carico di moralità, aiuterebbe la sinistra a essere meno moralista. La morale è un peso che è meglio condividere in tanti.

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