La lettera di scuse dell’avvocato-deputato (avvotato, depucato) Gaetano Pecorella ai genitori di don Diana è importante. Non so quanto lo sia per Pecorella, lo è sicuramente per la memoria di un prete coraggioso e soprattutto per l’opinione pubblica. Da qualche tempo, in molti, viviamo nella convinzione o perlomeno nel sospetto che dire la verità, difendere la verità, pretendere la verità non serva più a niente. O meglio, serva solo a corroborare le convinzioni di una sparuta minoranza, ma non abbia più valenza pubblica. Insomma una verità di nicchia, una verità per "moralisti", per rompiballe, peggio ancora una verità per sconfitti.
Replicando con lucida veemenza a Pecorella, Roberto Saviano ci ha un poco rincuorati. Ha scelto di puntare i riflettori su un "dettaglio" (uno dei tanti dettagli che messi insieme fanno una montagna), come se su quel dettaglio, e proprio su quello, si giocasse una partita decisiva. Come se da quel dettaglio dipendesse la sorte di tutti. Ha scelto lui (non Pecorella) il calibro della discussione, l’importanza della posta, il significato della sfida. Ha vinto. Ma ciò che più conta: ha ridato peso pubblico alla verità.

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