Le cose che dice Fini, comprese la professione di laicità e la difesa dei diritti degli immigrati, sono perfettamente compatibili con una destra civile e moderna. Ma in questo paesino una destra civile e moderna evidentemente non c’è, e dunque Fini è diventato una specie di "caso" non essendolo affatto, e si sprecano ironie facilone sul ‟compagno Fini”,e la stampa di destra (faceva eccezione, ieri, Filippo Facci su Libero) ne parla come di un ingrato o di uno strampalato. Ed ecco un uomo di destra - largamente il più presentabile del novero - diventare straniero in casa propria, come già accadde a Montanelli, anche lui vittima dell’inspiegabile devozione che circonda il riccone vanitoso che la destra l’ha acquistata per intero,e all’ingrosso. La favola del «compagno Fini» è uno sputo in faccia che la destra italiana riserva a se stessa: è diventata, compattamente, un esercito di impiegatini Mediaset, docili e plaudenti. Ex liberali, ex democristiani, ex missini, ex craxiani (nocciolo duro della nuova destra nazionale), tutti che attaccano Fini e sproloquiano sulla sua «anomalia», incapaci di vedere che la sola vera anomalia è il loro tragico ossequio al signor B.

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