La faccia gongolante del talent-scout Lele Mora che ascolta ‟Faccetta Nera” è la scena più sconvolgente di ‟Videocracy”, il film italo-svedese (autore Erik Gandini) presentato a Venezia del quale la Rai ha rifiutato di mettere in onda il promo. La scena è sconvolgente non perché Mora sia fascista (le sue idee politiche, del resto, hanno la stessa rilevanza di quelle di Topo Gigio); quanto perché perfino il fascismo, in quel contesto, tra quegli arredi, in quel milieu ricco e decerebrato, fa meno paura di qualcos’altro.
Quel qualcos’altro che fa più paura, simbolicamente parlando, è proprio Lele Mora (il suo mondo, la sua Costa Smeralda, i suoi boys, le sue attricette). Se un antifascista, vedendo quella scena, ha un inevitabile moto di riprovazione, un fascista avrà un moto di vera e propria disperazione. Tutto il nero della sua fede è inghiottito dal bianco latteo della scena. Il fascismo, come tutto il resto, è appena un giochino, un gadget nel vuoto. Qualcosa di più potente e di peggiore – il vuoto, appunto – lo utilizza come se fosse il suo carillon.

Torna alle altre news >>