‟Gli intellettuali di sinistra sono ciechi che preferiscono, poiché abituati al servaggio, cambiare padrone piuttosto che assumersi il peso della libertà”. È solo uno dei giudizi (generici, violenti e soprattutto senza il beneficio di un solo nome, di un solo esempio) espressi da Sandro Bondi in una incredibile lettera aperta al "Corriere". Lo scritto passerebbe quasi inosservato – alla stregua di una purtroppo ordinaria polemica politica di bassa lega – non fosse che l’autore, come recita la qualifica pubblicata in calce, è "ministro per i Beni e attività culturali" della nostra Repubblica. Ci si domanda in quale Paese libero, e in quale occasione, un ministro della Cultura si sia espresso in modo così incredibilmente becero e fazioso.
Il bello è che Bondi, nel fluire forsennato di giudizi carichi di odio per ‟una storiografia cinquantennale fondata su falsità e reticenze”, ‟architetti della sinistra che hanno costruito orribili edifici al soldo degli speculatori”, ‟registi di film inconsistenti”, ‟scrittori di pessimi libri”, tutti ovviamente di sinistra, rivendica per sé e per il suo governo ‟posizioni liberali e di buon senso”, e la volontà di ‟liberare la cultura dai condizionamenti del potere”. Ministro, da intellettuale a intellettuale: ma ci prende per il culo?

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