Da un punto di vista tecnicamente liberale (libera iniziativa in libero mercato) lo spostamento di Ballarò per consentire a Vespa di srotolare indisturbato il suo red carpet sotto i piedi del premier, è perfino meno grave dell’annullamento di Matrix. Se la prima mossa può essere ipocritamente camuffata come una manovra di palinsesto all’interno della stessa azienda (la Rai), la seconda è un puro danno per Mediaset, azienda concorrente della Rai. La prova provata (non la prima, e purtroppo non l’ultima) che la videocrazia è puro controllo politico, al punto che perfino le esigenze di programmazione dell’azienda privata del premier passano in second’ordine rispetto alla sua azione di propaganda.
In termini concreti, la mente collettiva (e ramificata in entrambe le aziende) che conduce questa azione, concepisce l’intera programmazione televisiva nazionale come un unico palinsesto, fino all’inaudita novità di danneggiare Canale 5 pur di favorire Raiuno, perché questo conviene al premier. Se non è Orwell, è qualcosa che comincia ad assomigliargli molto da vicino. Se non è un regime, è molto difficile trovare un altro termine che renda l’idea.

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