Cosa ci lega agli animali domestici che ci teniamo in casa e curiamo con attenzioni che forse neppure lontanamente riserviamo ai nostri simili, oppure con una crudeltà che, se fossero praticate ai nostri simili, ci porterebbero subito, se non sempre dietro le sbarre, certamente in qualche casa di cura? Non certo la presunta antica parentela, perché nonostante una venerabile tradizione definisce l’uomo: ‟animale ragionevole”, dell’animale ci manca proprio il tratto caratteristico che è l’istinto. L’istinto, infatti è una risposta ‟rigida” a uno stimolo, per cui una mucca, che non reagisce di fronte a un pezzo di carne, non ha alcuna esitazione di fronte a un covone di fieno. Gli uomini non hanno ‟istinti”, ma, come ci ricorda una lunga tradizione che va da Platone a Freud, passando per Tommaso d’Aquino, Kant, Herder, Nietzsche, e, nel ‘900 Bergson e Gehlen, l’uomo ha solo ‟pulsioni”, spinte generiche a meta indeterminata. Anche il famosissimo istinto sessuale è così poco ‟istintivo” che, in presenza di una pulsione sessuale, l’uomo, a differenza dell’animale, può concedersi a tutte le perversioni, oppure a una sublimazione delle pulsioni che mettono capo al mondo dell’arte e della poesia. L’uomo non è un animale e perciò, come ci ricorda Nietzsche, ne invidia la felicità: ‟Osserva il gregge che ti pascola innanzi: esso non sa cosa sia ieri, cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall’alba al tramonto e di giorno in giorno, legato brevemente con il suo piacere e dolore, attaccato cioè al piuolo dell’istante, e perciò né triste né tediato. Il veder ciò fa male all’uomo, poiché al confronto dell’animale egli si vanta della sua umanità e tuttavia guarda con invidia alla felicità di quello, giacché questo soltanto egli vuole, vivere come l’animale, né tediato né fra dolori, che le vuole però invano, perché non lo vuole come l’animale”. La coscienza, infatti, espone l’uomo alla ricerca di una felicità che non può escludere l’apertura al senso, essendo questa apertura ciò per cui l’uomo è uomo e non animale. Ma l’apertura, dilatandosi, e avanti e indietro, iscrive l’uomo tra la nascita e la morte. Anche l’animale è iscritto in questi due limiti, ma non ne ha coscienza, quindi non vive la dimensione tragica di essere ad un tempo aperto al senso e in vista della morte che è implosione di ogni senso. Il tragico è dunque l’elemento costitutivo dell’uomo che la coscienza, dopo averlo costruito come io aperto al mondo, gli ricorda che è aperto per nulla. Subentra a questo punto la nostalgia dell’innocenza che l’uomo legge nello sguardo dell’animale capace di vivere il presente, a differenza dell’uomo che il presente neppure lo conosce, perché si alimenta solo di passato e di futuro. Ma passato e futuro appartengono a quella soggettività che, a secondo dei registri culturali, chiamiamo ‟anima”, ‟coscienza”, ‟io”, anche se un’altra soggettività più profonda e più decisiva ci abita. Ed è quella che ci prevede come funzionari della specie per la sua e non per la nostra economia. Questa seconda soggettività è il nostro rimosso, il vero nostro inconscio, che l’animale col suo sguardo ci riflette e ci richiama. Se interiorizzassimo questo sguardo dell’animale deporremmo le pretese esagerate dell’io, limiteremmo le nostre ansie di potere, i nostri eccessi di aggressività, la futilità delle nostre ire, delle nostre violenze, delle nostre guerre (gli animali, infatti, come ci ricorda Hegel, uccidono per nutrirsi, noi uomini invece per avere il riconoscimento del vinto). Smetteremmo di dire esageratamente ‟io” e incominceremmo quella pratica del ‟noi” che vuol dire solidarietà e amore. Questo dovremmo riuscire a leggere nello sguardo dell’animale. Non un’antica parentela, ma la consapevolezza della nostra caducità che, opportunamente interiorizzata, ci terrebbe lontani da tutti gli eccessi promossi dall’io, questo pseudonimo, come lo chiama Derrida, che abbiamo inventato per ingannare il più possibile lo spessore tragico della nostra esistenza: ‟Dammi, ti prego, una maschera ancora! - implorava Nietzsche una seconda maschera”.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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