Eredità Agnelli: un intrigo internazionale reso ancora più complicato dal numero imprecisato dei protagonisti. Gli stessi Agnelli ignorano il loro numero esatto. Nel corso dell'ultima riunione di famiglia, a Villar Perosa, durante l'appello si sarebbero verificati diversi tentativi di brogli, allo scopo di aumentare il peso di ciascun ramo a scapito degli altri. In molti hanno alzato la mano più di una volta gridando "presente!" anche per conto degli assenti e dei defunti. Oppure, con trucchi meschini, hanno cercato di impedire al vicino di alzare il braccio, dicendogli "guarda che hai uno strappo sotto l'ascella" o cercando di distrarlo con barzellette sugli ultimi modelli Fiat.
Il clima era così teso che il notaio, per ristabilire l'ordine, ha dovuto sparare alcuni colpi di pistola in aria.

Patrimonio
Dagli ultimi accertamenti risulterebbe pari a centomila fantastilioni di fantastiliardi. Ma le stime divergono. Ogni ramo della famiglia accusa gli altri rami di avere occultato una parte consistente del patrimonio. I Nasi-Rattazzi, per esempio, sostengono che i Rattazzi-Nasi avrebbero trafugato all'estero, guidandole personalmente, almeno seicentomila vetture nuove di fabbrica, ingannando gli uscieri di Mirafiori con la frase "faccio solo un giretto" e parcheggiandole oltrefrontiera con il cartello 'vendesi telefonare ore pasti al 335...'. Quanto ai fondi in Svizzera che il fisco italiano attribuisce al compianto Gianni, i suoi eredi sostengono di non saperne niente, anche se li insospettiva il fatto che l'Avvocato, quando partiva per la Svizzera, aveva le tasche così rigonfie che camminava barcollando, appoggiandosi ai muri. Incerto anche il destino dei cento miliardi di dollari gestiti da zio Cino, detto il Ciula, che li avrebbe riconvertiti in banconote del Monopoli, dilapidandoli.

Lettere
A complicare la situazione spuntano diverse scritture private. In una raccomandata ad Alain Elkann, gli Agnelli al completo gli promettono un vitalizio di dieci milioni al mese a patto che smetta di scrivere. Circolano numerose fotocopie della stessa lettera firmata Gianni Agnelli, con la semplice dicitura "Lascio tutti i miei averi a", ma sono molto sospette perché il nome del beneficiato è cancellato più volte con un pennarello e sostituito con altri nomi. Gli esponenti dei rami minori (come gli Agnelli-Esposito e gli Agnelli-Pautasso) devono accontentarsi di cartoline postali di dubbia autenticità, come quella di nonno Giovanni, datata 1923, indirizzata a Sergio Agnelli detto il Geometra, nella quale lo nomina presidente della Juventus, raccomandandogli di comperare un certo Balotelli.

Fiat
Anche il ruolo che ciascun Agnelli occupa in Fiat è oggetto di continue liti. Assegnato a Lapo Elkann il compito di ridisegnare personalmente tutti i pomelli del cambio (compito che ha svolto così genialmente da diventare l'idolo indiscusso dei giovani italiani), su tutto il resto c'è totale disaccordo. Le zie Mariulla, Mara e Marinella sostengono di essere state nominate amministratore delegato, come dimostrerebbe una scrittura privata che viene tenuta nascosta dall'avvocato Franzo Grande Stevens. Ovvia la replica degli oppositori: non può esistere una persona dal nome così assurdo.

Il profondo dissidio tra i vari membri della famiglia sta avendo ripercussioni molto serie sulla produzione: per non apparire in ombra ciascun Agnelli, compresi i lontani cugini, ha preso l'abitudine di recarsi in fabbrica e ordinare modifiche ai modelli in costruzione. I concessionari sono spiazzati. Come vendere una Panda con ruote da camion, motore Ferrari e paracadute? Già di culto, invece, la Brava 'Mirella', voluta da zia Mirella: ha la carrozzeria di pizzo, vasi di fiori ai finestrini e una colf bengalese nel bagagliaio.

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