Più conosco il Messico e più mi convinco che non basta una vita per assaporarlo tutto.
Alla scoperta di Mahahual, il nuovo libro di Pino Cacucci.

Mahahual
Il Messico è un paese immenso, fascinoso, cangiante. Per quanto lo si percorra da anni, come fa Pino Cacucci, per quanto se ne conoscano le strade e la luce, il Messico acceca la memoria e la rinnova, muove i sentimenti e li riaccende. Sembra non chiudersi mai. Dove finisce la penisola dello Yucatán, a pochi chilometri dalla frontiera con il Belize, all’estremo di tutto, c’è un paesino di mille abitanti, Mahahual. Angolo di paradiso tra palme e mangrovie, di fronte ha la barriera corallina seconda al mondo per estensione, il Mar dei Caraibi e lo scorrere lento del tempo. Siamo nello stato del Quintana Roo: a nord si allunga bianca di sabbia e di alberghi la celebre Cancún, mentre qui il cemento non ha ancora globalizzato l’immaginazione e si vedono casupole, palafitte e piccoli hotel con il tetto di palme. Un’insidia c’è, e viene dal mare, a minaccia costante dei litorali: è la plastica che, per un capriccio delle correnti oceaniche, arriva lì da tre continenti. Ma anche di fronte a questa emergenza ci sono centinaia di volenterosi che, all’alba, ogni giorno, in un incessante “mito di Sisifo”, la raccolgono, rendendo le spiagge splendidamente bianche e pulite.
Il “paradiso” Mahahaul va insieme, come sempre accade nel Messico di Pino Cacucci, alle storie e alle leggende della terra di cui la piccola città sul mare è un segmento azzurrissimo. Ecco allora i corsari che lì ingaggiarono sfide mortali con i dominatori spagnoli, ecco i fieri maya che non si lasciarono assoggettare da nessuno dei contendenti stranieri. Ecco Gonzalo Guerrero che si schierò con gli indios, Diego Grillo El Mulato, che si unì a Francis Drake per odio contro chi lo fece nascere schiavo, ecco Elvia Carrillo Puerto, indomita ribelle, che non attese la Revolución per affermare la propria libertà individuale e gli ideali di emancipazione collettiva.
Una volta di più, Cacucci solleva la “polvere del Messico” e aggiunge una storia alle storie, una città alle città, un frammento di identità, un segmento di realtà.
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Mahahual
Pino Cacucci

Pino Cacucci

Pino Cacucci (1955) ha pubblicato Outland rock (Transeuropa, 1988, premio MystFest; Feltrinelli, 2007), Puerto Escondido (Interno Giallo, 1990, poi Mondadori e infine Feltrinelli, 2015) da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo, la biografia di Tina Modotti Tina (Interno Giallo, 1991; Feltrinelli, 2005), San Isidro Futból (Granata Press, 1991; Feltrinelli, 1996) da cui Alessandro Cappelletti ha tratto il film Viva San Isidro con Diego Abatantuono, La polvere del Messico (Mondadori, 1992; Feltrinelli, 1996, 2004), Punti di fuga (Mondadori, 1992; Feltrinelli, 2000), Forfora (Granata Press, 1993), poi ampliato in Forfora e altre sventure (Feltrinelli, 1997), In ogni caso nessun rimorso (Longanesi, 1994; Feltrinelli, 2001), La giustizia siamo noi (con Otto Gabos; Rizzoli, 2010). Con Feltrinelli ha pubblicato inoltre: Camminando. Incontri di un viandante (1996, premio Terra – Città di Palermo), Demasiado corazón (1999, premio Giorgio Scerbanenco del Noir in Festival di Courmayeur), Ribelli! (2001, premio speciale della giuria Fiesole Narrativa), Gracias México (2001), Mastruzzi indaga (2002), Oltretorrente (2003, finalista premio letterario nazionale Paolo Volponi), Nahui (2005), Un po’ per amore, un po’ per rabbia (2008, uscito nell’Universale economica in due volumi dal titolo Vagabondaggi, 2012, e La memoria non m’inganna, 2013), Le balene lo sanno. Viaggio nella California messicana (2009, premio Emilio Salgari 2010), ¡Viva la vida! (2010; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2011), Nessuno può portarti un fiore (2012, premio Chiara), Mahahual (2014), Quelli del San Patricio (2015), Mujeres (2018; con Stefano Delli Veneri nella collana Feltrinelli Comics) e, nella collana digitale Zoom, Tijuanaland (2012), Colluttorius (2012) e Campeche (2013). Per Feltrinelli ha curato anche Latinoamericana di Ernesto Che Guevara e Alberto Granado (1993) e Io, Marcos. Il nuovo Zapata racconta (1995). Ha tradotto in Italia numerosi autori spagnoli e latinoamericani, tra cui Claudia Piñeiro, Enrique Vila-Matas, Ricardo Piglia, David Trueba, Gabriel Trujillo Muñoz, Manuel Rivas, Carmen Boullosa, Maruja Torres, Carlos Franz, Manuel Vicent.
 

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