Il Vaticano rinvia a giudizio Francesca Chaouqui, Vallejo Balda, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi: rischiano 8 anni. Al centro dell'inchiesta anche il libro Avarizia. Le dichiarazioni del nostro autore: "Quando il giornalismo d'inchiesta scoperchia scandali e segreti che il potere, anche quello temporale del Vaticano, vuole tenere nascosti, quel potere si difende, contrattaccando. Ma è un rischio che fa parte del mio mestiere". E prosegue: "Sono incredulo. Non è un processo contro di me, ma contro la libertà d'informazione. In tutto il mondo  giornalisti hanno il dovere di pubblicare notizie e segreti che il potere, qualunque esso sia, vuole tenere nascosti all'opinione pubblica. Mostrare documenti confidenziali e informare la gente delle malefatte dei potenti è l'essenza del nostro lavoro. Capisco che in Vaticano siano in grave imbarazzo per quello che ho raccontato, anche perché non hanno potuto smentire nulla di quanto ho denunciato. Però non mi aspettavo che aprissero un processo penale contro me e Nuzzi".

E questa la dichiarazione di Fittipaldi il primo giorno di udienza: "Il decreto di citazione a giudizio che mi avete notificato non mi consente in alcun modo di difendermi, giacché non contiene, nemmeno implicitamente, la benché minima descrizione del fatto che mi viene addebitato. Si dice infatti che sono imputato di acquisizione e divulgazione di documenti e notizie riservate, ma non si dice affatto quali siano questi documenti, o quali siano queste notizie. Una condizione di indeterminatezza del tutto inaccettabile, perché pone l’imputato nella condizione di non sapere da cosa doversi difendere, e la Pubblica accusa di poter in ogni momento estendere il riferimento della incriminazione ad uno qualunque dei documenti o delle notizie contenute nel mio libro. Sono dunque comparso per formulare queste eccezioni e di ciò chiedo che sia dato atto a verbale. Ho deciso di comparire in questa udienza per doveroso rispetto nei confronti di questo tribunale che ha ritenuto di dovermi citare. Ma nel comparire ritengo di dover esprimere la mia incredulità nel trovarmi ad essere imputato di fronte a una Autorità giudiziaria diversa da quella del mio paese, pur avendo scritto e pubblicato in Italia il libro per il quale si pretende qui di incriminarmi. Nel mio Paese d’altronde la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo".

Per approfondire, guarda l'intervista via Skype concessaci qualche giorno da Emiliano Fittipaldi fa sul tema: "Il giornalismo d'inchiesta".

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