Ieri un bambino, un bambino di nove mesi, è stato assassinato a Netanya da un gruppo di palestinesi armati. Oggi un bimbo palestinese che tornava da scuola è caduto colpito da una pallottola sparata da un soldato israeliano a un posto di blocco: il militare temeva che nascondesse un ordigno nello zainetto. Civili innocenti muoiono assassinati in entrambi i campi praticamente ogni giorno. Muoiono non perché non esista una via per risolvere la crisi ma, al contrario, muoiono proprio perché quella via esiste e qui tutti la conoscono molto bene.
Ogni israeliano che incontri per strada sa qual è la soluzione ed esattamente lo stesso vale per qualsiasi palestinese.
Persino i signori Sharon e Arafat conoscono la soluzione, che è quella della pace tra due Stati fondata sulla partizione della regione su base demografica.
In questo periodo di lunghe notti insonni mi capita talvolta di pensare che mi piacerebbe credere nei fantasmi. Mi rigiro inutilmente nel letto e mi ritrovo a immaginare di poter mandare i fantasmi di tutti i bambini morti, israeliani e palestinesi, a dare la caccia a Sharon e Arafat. E mi illudo di essere capace di fare assemblare quelle vittime innocenti attorno ai letti dei due leader.
Due uomini più che settantenni, entrambi prigionieri l’uno dell’altro, alla mercé l’uno dell’altro, schiavi di se stessi e dell’altro. Ciascuno pronto ad operare ogni giorno esattamente come prevede l’avversario: gettare nuova benzina sulle fiamme, spargere ancora più sangue innocente.
Durante queste infinite notti insonni capita talvolta che mi appaia lo strano fantasma di Sharon e Arafat condensati in un unico personaggio: un Nerone inquietante, perverso, che si diverte a giocare con il fuoco, che ride feroce mentre alimenta gli incendi senza riuscire a fermarsi, senza trovare pace. E ancora in queste notti insonni mi ritrovo a sperare che avvenga l’opposto, che Sharon e Arafat possano essere cacciati dai fantasmi dei bambini, che vengano mandati a dormire settimane e mesi, per risvegliarsi soltanto dopo la firma del trattato di pace. La storia non dimenticherà mai le loro colpe. Perché la soluzione esiste. Perché la soluzione è qui, visibile, evidente, davanti a noi tutti. Perché ogni israeliano e ogni palestinese sa bene che questa terra dovrà essere divisa in due Stati sovrani e diventare come una palazzina bi-famigliare. Persino coloro che tra noi israeliani e palestinesi odiano questa via di accordo sanno già nel profondo del loro cuore che tutto ciò è inevitabile, non c’è altro modo.
Durante queste notti insonni sospetto che persino i due gemelli siamesi Sharon e Arafat, o come li ho soprannominati io "Signor Sharafat", persino lui sa che questa è l’unica soluzione. Ma sono la paura e l’immobilismo a soffocarli entrambi. Sono tutti e due dominati da un passato sanguinoso. Sono dipendenti, schiavi l’uno dell’altro, tanto che l’intera dinamica storica del conflitto in Medio Oriente diventa ostaggio delle loro paure, del loro immobilismo. Un giorno, quando l’accordo di pace per la creazione di due Stati paralleli sarà raggiunto e un ambasciatore palestinese presenterà le credenziali al presidente di Israele nella parte occidentale di Gerusalemme mentre l’ambasciatore israeliano presenterà le sue al presidente palestinese a Gerusalemme est, noi tutti dovremo ridere. Ma ridere versando lacrime amare e chiedere a noi stessi perché mai abbiamo avuto bisogno di così tanto tempo: perché abbiamo dovuto versare inutilmente tanto sangue innocente? Soltanto le madri e i padri dei bambini morti non rideranno con noi, saranno preoccupati a chiedere le stesse domande al "signor Sharafat".

(traduzione di Lorenzo Cremonesi)
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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