Dopo le giornate dei ragazzi insanguinati a Genova, dopo il doppio passaggio a marcia indietro e marcia avanti sul corpo sparato di Carlo Giuliani, mi sono messo a scrivere filastrocche. Di colpo la prosa non mi bastava più, non c’era più il tempo e la pazienza. Da questo sobbalzo è schizzato fuori il tentativo di agguantare versi. Ha per me l’effetto di lasciare la terra ferma. Mentre la prosa è suolo, i versi sono mare aperto. Invece di poggiare sillabe come passi su un suolo mi metto come su un equilibrio di onde. Una superficie che non governo. Arrivano minuti e forse un’epoca, poetica di nuovo, che spinge a serrare le linee. La poesia che ho imparato a leggere da ragazzo è quella del secolo lungo, nego che sia stato breve, il 1900.
Ricordo i versi di Ungaretti dentro la trincea della prima mattanza mondiale, la poesia di Nazim Hikmet dalla prigione turca, le poesie di Izet Sarajlic dentro Sarajevo assediata, ecco, non c’era altra forza di contrappeso, la poesia soltanto poteva stringere il manico al ferro arroventato. Ho amato la poesia perché il Novecento è stato assai bisognoso dei suoi telegrammi. Ho amato la poesia perché ho amato il Novecento. Il mio secolo epico e macellaio. Ora riaffiora la sua urgenza. Nei cortei insieme ai volantini circolano poesie ciclostilate, ferve di nuovo la frase breve che condensa e afferra, serve la sua andatura a zig-zag, il suo ultrasuono di pipistrello uscito all’ora del tramonto. La politica diffida di lei. Questo è il motivo in più. Cerco la filastrocca, il verso, ma non lo possiedo né lo raggiungo, mi ci aggiro, mi arrendo all’approssimazione dopo aver scartato la metà della scrittura. L’ultimo verso che ho letto e tradotto viene dal ghetto di Lodz, è del 1943:
«Mio corpo è un pane calato in un calice di sangue».
L’ha scritta un uomo di nome Isaia Spiegel, non sopravvissuto. Gli ultimi versi miei, li ho aggiunti mentre correggevo bozze del libretto: «Opera sull’acqua». Sono quelli pochi e svelti, che stanno sotto il titolo «Naufragi».
Ma dell’amore niente? La poesia non è quella sacrosanta e infernale degli amanti? Sicuro, là dentro nell’altoforno in cui i due cercano il punto di fusione per diventare un «due», solo la poesia regge la prova della trasmissione. Di mio posso riportare solo qualche residuo di combustione, il resto asciutto di una demolizione, come un’ancora che si sfalda di ruggine lontano dal mare. Per leggere di amore salto invece qualche millenio e vado a sfogliare il Cantico dei cantici di Salomone.
Erri De Luca

Erri De Luca

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana "I Narratori", nella collana "Varia" il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015), il cd La musica insieme (2015; con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai), Sulla traccia di Nives (2015), La faccia delle nuvole (2016), La Natura Esposta (2016), Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze (2017), Diavoli custodi (2017; con Alessandro Mendini), Pianoterra (2018), Il giro dell'oca (2018), Anni di rame (2019), Impossibile (2019) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i "Classici" dell'Universale Economica ha tradotto lEsodoGionail Kohèletil Libro di Rutla Vita di Sansone, la Vita di Noè ed Ester; ha curato L'ospite di pietra. L'invito a morte di don Giovanni. Piccola tragedia in versi, di Aleksandr Puškin Canto del popolo yiddish messo a morte, di Itzhak Katzenelson (2019). Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L'ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).

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