La busta paga era vuota, ma era l’ultima corvée, l’ultima serrata delle fila. A cacciata riuscita dei ventiquattromila, essere operaio restava solo un mestiere e non più la punta più cosciente di una classe sociale. La fabbrica tornava nel pugno stretto della dirigenza e questo incoraggiava la proprietà a investire. Sul corpo sociale di ventiquattromila espulsi passavano i grandi cambiamenti delle nuove linee ad alta automazione. La Fiat rilanciava la scommessa con grandi aiuti pubblici. La sconfitta operaia finiva scaricata su Torino, ma altrove produceva il margine di profitto desiderato. La Fiat aveva un piano e un progetto. Gli operai tornavano invece a essere solo una voce variabile della produzione.
Oggi la decimazione operaia sta per raggiungere la cifra prossima all’estinzione. La Fiat in ritirata e in rotta sul mercato dell’auto, non ha voglia né forza di reggere la concorrenza. Spera in una vendita che non sia una spogliazione, in una resa con l’onore delle armi. Il mercato che ragiona in termini di rapporti di forza azzanna piuttosto l’indebolito per sbranarlo al costo più basso.
Di nessun contrappeso è la composta reazione degli operai. Il treno che li deporta nelle casse di integrazione e disintegrazione non incontra nessuna forza di deragliamento. La protesta è addolorata di rassegnazione. La controparte Fiat è in fuga, sbaragliata, sedersi al tavolo con lei è entrare in una casa di lutto. Le facce operaie che scorrono imprigionate dietro il vetro del televisore sono quelle di alluvionati, di terremotati che resistono alla cancellazione con la buona tenacia della nostra gente nelle avversità. Lottano per ottenere dallo Stato, dal capo imprenditore Berlusconi, una specie di riconoscimento dello stato di calamità naturale. Ho visto nell’80 la sconfitta della classe operaia. Ventidue anni dopo questa è la sconfitta della classe imprenditrice, dominante fino a oggi. Si trascina nella disfatta una stiva mezza vuota e mezza piena di una forza lavoro anchilosata da una lunga pazienza politica. Non scatta in essa la scintilla d’ira, non cala sul tavolo il pugno che fa volare le scartoffie.
La morte dei giovani eredi Agnelli è come quella di Hanno, l’ultimo dei Buddenbrook, nel romanzo di Thomas Mann. A chi gli chiede perché nel grande libro di famiglia aveva messo un frego doppio sotto il suo nome, ultimo della serie, risponde: «Credevo non dovesse seguire altro».
Erri De Luca

Erri De Luca

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana "I Narratori", nella collana "Varia" il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015), il cd La musica insieme (2015; con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai), Sulla traccia di Nives (2015), La faccia delle nuvole (2016), La Natura Esposta (2016), Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze (2017), Diavoli custodi (2017; con Alessandro Mendini), Pianoterra (2018), Il giro dell'oca (2018), Anni di rame (2019), Impossibile (2019) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i "Classici" dell'Universale Economica ha tradotto lEsodoGionail Kohèletil Libro di Rutla Vita di Sansone, la Vita di Noè ed Ester; ha curato L'ospite di pietra. L'invito a morte di don Giovanni. Piccola tragedia in versi, di Aleksandr Puškin Canto del popolo yiddish messo a morte, di Itzhak Katzenelson (2019). Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L'ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).

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