Per la prima volta in un secolo di guerre, i due popoli - gli ebrei israeliani e gli arabi palestinesi - sono più avanti rispetto ai loro leader. I due popoli sanno bene che la terra contesa va divisa in due Stati-nazione. I dati di base, in realtà, sono molto semplici. Un Paese che è più o meno delle dimensioni della Sicilia è ora abitato da 5,5 milioni di ebrei e da 3 a 4 milioni di arabi.
Tra di loro non possono coesistere sulla stessa terra, dunque non resta che dividerla in due Stati. Farlo in modo incruento non è impossibile. I cechi e gli slovacchi hanno fatto lo stesso non molto tempo fa, senza spargere una sola goccia di sangue.
Dopo tre anni di sanguinosa intifada palestinese e di sanguinosa repressione israeliana è diventato chiaro alla maggioranza degli israeliani che gran parte delle colonie ebraiche in Cisgiordania e Gaza dovrà essere smantellata, altrimenti sarebbe impossibile costituire con successo uno Stato palestinese. Allo stesso tempo tra la popolazione palestinese si diffonde sempre più la convinzione per cui i profughi della guerra del 1948 dovranno reinsediarsi nel nuovo Stato e non in Israele, in caso contrario l'esistenza dello Stato ebraico risulterebbe pregiudicata.
Questo graduale processo di abbandono delle rispettive utopie fa un male dannato. Non è facile abbandonare convinzioni cresciute in tanti anni di conflitto e alimentate dai fatti della seconda intifada dopo le speranze tradite dal processo di pace fallito negli anni Novanta. Entrambi i contendenti si sentono offesi nei rispettivi sensi di giustizia, si sentono minacciati, vedono i loro sogni infranti, con l'aggiunta di un grave senso di perdita dei propri diritti fondamentali. Le due parti si sentiranno come se fossero state amputate una volta la risoluzione dei due Stati venisse messa in pratica.
Questo è il momento per l'Europa e per il resto del mondo di offrire a entrambi il massimo dell'aiuto, della simpatia e della comprensione possibili. Il Medio Oriente ha bisogno del mondo. E' giunto il momento per la comunità internazionale, e l'Europa prima di tutti, di rilanciare il progetto di un mini piano Marshall finalizzato a finanziare l'insediamento dei profughi nel nuovo Stato di Palestina. Ed è anche giunto il momento di offrire a Israele le garanzie di sicurezza che gli saranno necessarie in cambio della rinuncia ai territori occupati.
Questo è il momento della compassione, e non delle accuse reciproche o delle recriminazioni storiche. Sia Sharon che Abu Mazen sono ben lontani dal diventare l'equivalente mediorientale di Nelson Mandela. Ma, che lo vogliano o meno, appaiono ormai tirati per la manica della giacca nel meccanismo del processo di pace. Loro resistono, scalciano, gridano, fanno del loro meglio per soddisfare le frange di estremisti fanatici a casa loro, temono di essere accusati di tradimento dal loro elettorato. Tuttavia per entrambi i leader sarà praticamente impossibile sfuggire dalla logica che conduce al tavolo dei negoziati.
Meglio non farsi illusioni: non ci sarà alcuna improvvisa luna di miele tra questi nemici mortali. Ma lasciateci incoraggiare pure i loro timori e lavorare in direzione di un pur doloroso divorzio, in vista della spartizione di questo piccolo appartamento in due appartamenti ancora più minuscoli.

(Traduzione di Lorenzo Cremonesi)
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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