Non parti mai, d´estate. Te ne stai sempre a casa di giorno e giri per la città di notte. E´ il periodo dell´anno che ti piace di più. Agosto. La parte centrale di agosto, meglio. Una settimana, al massimo dieci giorni, quello è il momento perfetto. Tutti vanno via e tu rimani qui. E´ la tua vacanza senza vacanza. E´ come se avessi un balcone che affaccia su tutta la città e la vedessi riempirsi di più a giugno con le notti piene di cose da fare e la gente che non ha nessuna voglia di tornarsene a casa. E´ come se cominciassi ad accorgerti, a un certo punto, che di gente laggiù comincia a venirne meno. Se ti sporgessi a cercare di ascoltare le parole, sentiresti che si salutano perché domani partono e ci rivediamo quando torniamo. E poi piano piano si svuota. E in mezzo ad agosto saluti il tuo ultimo amico che parte anche lui e finalmente rimani solo. Così la chiami: la tua vacanza senza vacanza.
Sei in una città di gente straniera seminuda che fotografa ogni angolo e questo ti piace. Te ne stai a casa durante le ore più calde, mangi poco e di continuo, leggi, guardi film che hai registrato anni prima. Hai davanti a te la pagina dell´estate di Repubblica e la consulti di continuo. Devi decidere cosa fare stasera. Fino alle cinque del pomeriggio, quasi sempre, hai deciso per una gimcana che ti porterà in tre posti diversi. Alle sei scendi a due. Alle otto, uno. E qualche volta con il motorino passi davanti all´arena dove avevi deciso di andare e non ti fermi e rimani a girare fino a notte fonda.
Qualche volta te ne stai un sacco di tempo nei supermercati semivuoti, compri un gran numero di gelati confezionati da tenere in freezer. Prendi tantissime volte la macchina (per il resto dell´anno non la prendi mai) perché adori andare in qualsiasi luogo e trovare un parcheggio e adori di più tornare a casa e scegliere tra cinque o sei parcheggi liberi. Vivi tutto il giorno nella penombra delle finestre semichiuse e ti cerchi dei punti dove c´è una leggerissima corrente. Giri nudo per casa e te ne stai un sacco di tempo a letto a guardare il soffitto. Lo fai soprattutto dopo aver fatto la doccia. Fai tante volte la doccia. Ti piace che il tempo non passi mai e ti piace non sapere cosa fare. Ti piace perfino annoiarti a tal punto, certi giorni, che cominci a pensare di voler partire, cominci a pensare ai tuoi amici che sono sparsi in giro e come potresti raggiungere questo o quell´altro. Ti piace camminare nel corridoio di casa tua avanti e indietro pensando che faccio parto o non parto sapendo che non partirai mai.
Quando esci, in qualsiasi posto vai, succede sempre che dopo, nel mezzo della notte, fai delle lunghe passeggiate. Lasci il motorino o la macchina lontano e te ne vai al ghetto, a Piazza Navona, a Campo Marzio. Cammini e incroci i turisti, cerchi sempre di scrutare nei loro occhi lo stupore per quello che stanno vedendo e ti piace, ti piace pensare che loro ti guardano e pensano che tu vivi qui e come piacerebbe anche a loro. Cammini fino a quando non senti i tuoi passi produrre l´unica eco nei dintorni. Oppure te ne vai alla Garbatella, in alcune stradine del quartiere Trieste, sui ponti a fare avanti e indietro. A via Giulia. Oppure in certe strade verdi e silenziose di Montesacro. A San Saba.
Quasi sempre da solo. Qualche volta in compagnia. E allora cammini fino a quando non senti i passi tuoi e di chi sta con te che si scambiano il ritmo.
Di solito, ogni volta succede che passi gran parte di questo tempo vuoto di agosto insieme a qualcuno che conosci a stento, che durante l´anno non hai frequentato o hai visto una sola volta. E che ricomincerai a non vedere appena questo tempo finisce.
Quest´anno hai incontrato lei. La conoscevi, la vedevi in un sacco di posti. L´ultima volta l´hai vista a una festa una sera di luglio e ora, mentre camminate nella notte, sostieni di aver parlato tutto il tempo con lei, quella sera. Lei sostiene che tu stavi parlando con lei e poi hai smesso per parlare tutto il tempo con una ragazza israeliana che era venuta a Roma per girare un documentario. Tu ti ricordi della ragazza israeliana ma non ti sembra che - comunque. Poi ti ricordi che quella sera un suo amico l´ha guardata negli occhi e ha detto: noi ci siamo baciati una volta, è vero? E lei ha detto sì. Hai capito subito che questa cosa te la saresti ricordata, ma non hai capito perché.
Poi la incontri a un concerto. Andate a bere una birra, prima che cominci. Lei ti dice che non parte perché le piace stare a Roma perché Roma come è ad agosto non è mai più. Tu non le dici che pensi esattamente questo, perché ti sembra stupido. Stai zitto. Però capisci che quest´anno fai le tue vacanze romane con lei. Esci con lei tutte le sere. Per questa settimana, o al massimo dieci giorni. Fino a quando non torna qualcuno che riporti te o lei a casa. A Roma com´era prima e come sarà dopo. Non questa Roma così. Noi ci siamo baciati una volta è vero? Aveva detto quel suo amico.
Lei ti chiama tutte le sere intorno alle sei e mezza. Non vi dite cosa avete fatto finora, non vi vedete mai se non la sera. State un sacco di tempo a discutere su cosa fare. Il film, il concerto, la pizza, l´indiano, e un sacco di altre cose. Ogni volta che sembrate giungere a un accordo, uno dei due fa una proposta nuova. Vi piace molto complicare la cosa. Poi andate in qualche posto. Poi prendete la macchina o i motorini e li lasciate ai margini di un quartiere e poi camminate fino a tardissimo. Parlate. Spesso prendete un gelato. Lei sta con te ma intanto sta anche con i suoi amici, anche se i suoi amici sono partiti. Manda sms e ne riceve di continuo. Non smette di camminare, di parlare o di ascoltare mentre spedisce o legge sms, non smette di spedire sms mentre cammina, parla o ascolta. Ogni tanto sorride e quando tu capisci che non stai dicendo nulla di divertente capisci anche che lei sta sorridendo per un sms. La cosa ti diverte e non ti dà fastidio.
Poi la accompagni a casa. Aprite il portone, salite fino all´ultimo piano - a te viene sempre il fiatone, a lei no. Davanti alla porta di casa sua vi fermate a parlare ancora per tanto tempo. La seconda o terza notte, non ricordi, vi baciate. Appena il bacio finisce, tu le dici buonanotte e scendi le scale con quella frenesia con cui si scendono le scale dopo i baci.
Poi tutti i giorni sono così. Telefonata. Cosa facciamo. Discussione. Scelta. Uscita. Passeggiata con sms. Scale di casa sua. Davanti alla sua porta, lei spegne il telefonino. E vi baciate. Tutti giorni sono così, tranne il fatto che per tutto il giorno tu hai voglia di baciarla. Vi baciate ogni notte per un sacco di tempo, lei non ti fa entrare in casa e tu non vuoi entrare, vuoi stare lì, con la luce fioca delle scale e il silenzio intorno e dei baci lunghissimi che sono dei baci che ti piacciono molto. Non glielo chiedi, ma speri che piacciano molto anche a lei. Ti sembra di sì. Non vi dite niente, riguardo ai baci. Ogni notte arrivate in cima alle scale, tu col fiatone e lei no, e sapete l´uno dell´altro molto di più. Vi siete raccontati un sacco di cose, prima. Poi cominciate a baciarvi e non parlate più. Vi baciate soltanto, a lungo, tante volte e poi tu scendi le scale con frenesia. Una sera lei ti invita a cena a casa sua, mangiate, bevete, chiacchierate e ascoltate musica fino a notte fonda. Poi uscite sul pianerottolo e solo lì vi baciate. A lungo, tante volte.
Una sera lei ti chiama alle sei e mezza. Sei pronto a combattere per andare in qualsiasi posto dove lei non abbia voglia di andare. E´ il vostro gioco. Sei pronto. Lei ha una voce più naturale e disinvolta del solito, quindi capisci che non è né naturale né disinvolta. Aspetti che ti dica quel che ti deve dire. Te lo dice. C´è una sua amica, stasera, quella di cui ti ha tanto parlato. E´ tornata. Esce con noi, dice. Ti giri verso il muro dove c´è il calendario. Cerchi di ricordarti che giorno è, finalmente te lo ricordi. Capisci. E´ tempo. Forse, quando riaggancerai, chiameranno anche te. Sarà tornato qualcuno. Pronto, ci sei? ti dice lei. Dici che forse visto che non si vedono da tanto tempo non è il caso. Lei ti dice che sei scemo, vuole che tu conosca la sua amica. Va bene, dici. Loro hanno pensato di andare - tu dici che va bene, senza protestare. Lei sta un attimo in silenzio dopo che tu hai detto così presto che va bene. Tu le dici: pronto, ci sei? Vi date appuntamento.
Poi non ci vai. Esci tardissimo, con la macchina. Te ne vai alla Garbatella, lasci la macchina abbastanza lontano e cammini fino a tardi, attraversando tutti i cortili che ci sono. Te ne torni a casa che ti fanno male le gambe. Puoi scegliere tra due posti liberi, stasera, non di più. Accanto al posto che scegli, c´è un uomo molto abbronzato che scarica valigie da una macchina. Ti saluta con una certa allegria. Capisci che non gli dispiace affatto di essere tornato. Trovi due messaggi a casa. E´ tornato Antonio. E´ tornata Nina.
Ti ricordi dei suoi baci. Di questo ti ricordi quando l´estate è finita e per tutto l´inverno. Una sera, tanto tempo dopo, la incontri a una festa. Vi dite ciao e vi abbracciate come due che non capiscono com´è possibile che non si vedono più. Lei poi riceve un sms e risponde. Pensi che dovrebbe essere giunto il tuo momento. Dovresti sederti accanto a lei e dirle: noi ci siamo baciati una volta è vero? Capisci che non puoi farlo. Che vorresti proprio farlo, ma non puoi. E pensi che non vedi l´ora che arrivi quella sera in cui lo farai. Ma non sarà tanto presto. Non credi proprio.
Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo, nato a Caserta nel 1964, vive e lavora a Roma. Collabora con quotidiani e riviste e scrive per il cinema. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994), L’Italia spensierata (Laterza, 2007); con Feltrinelli, Storie di primogeniti e figli unici (1996; premio Giuseppe Berto e premio letterario Piero Chiara), E se c’ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000) e Allegro occidentale (2003, finalista premio Strega). Per Einaudi ha pubblicato La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (2013; premio Strega 2014) e Momenti di trascurabile felicità (2015). Per il cinema ha scritto film di Paolo Virzì, Renato De Maria, Michele Placido, Silvio Soldini e Nanni Moretti. Per i “Classici” Feltrinelli ha introdotto Tre uomini in barca (1997) di Jerome.

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