Tratto da “la Repubblica”, 19 luglio 2003

Qual è la sua più grande lacuna?
Aver vissuto una vita in Africa senza aver imparato una lingua africana. Persino nell´ambito delle amicizie più intime, dell´attività letteraria e politica, i miei compagni neri sud africani con me parlano solo inglese. Quando conversano tra loro in un´altra lingua (tutti ne parlano almeno tre o quattro), non riesco ad afferrare che quelle poche parole entrate nell´uso comune dell´inglese sudafricano. Il risultato è che sono sorda rispetto ad una componente essenziale della cultura sudafricana cui appartengo e nei confronti della quale mi sento impegnata.

Qual è la bugia più sfacciata che ha mai detto?
A dire la verità non saprei. Vivere il periodo dell´Apartheid controllati dalla Polizia Segreta ha fatto di tutti noi oppositori del regime dei bugiardi patentati. Si mentiva affermando di non sapere dove si trovasse una persona ricercata, si mentiva sui propri incontri e movimenti. Era necessario, per proteggere gli altri e se stessi.

Come scrittrice qualche successo lo ha ottenuto. Ha anche una figlia e un figlio. Quanto vale come madre?
Lo chieda ai miei figli se non vuole altre bugie auto-protettive.

Il più bel complimento mai ricevuto?
Tanti anni fa, eravamo in campeggio presso una fattoria e sono stata punta dalle zecche. In risposta alle mie lagnanze un vecchio contadino, molto poco attraente, mi disse: "Se fossi una zecca piacerebbe anche a me pungerla".

Qual è stato il commento su di lei come scrittrice che l´ha avvilita di più?
Alla domanda di un compagno di scuola su quale lavoro facesse sua madre mio figlio a otto anni rispose: "La dattilografa". Era vero. Ero nel mio studio a battere a macchina un romanzo o qualcos´altro e dalla finestra per caso mi è arrivato alle orecchie questo suo giudizio.

Quale reazione ha di fronte alla stroncatura di un suo libro?
La ignoro se è opera di qualche imbrattacarte, che dimostra di non aver compreso il contenuto del libro. Fingo (con me stessa) di ignorarla se a scriverla è una persona di cui rispetto il giudizio e la capacità critica. Tengo in considerazione la critica nel valutare i risultati raggiunti o meno.

Quanto la gratifica veder apprezzati i suoi scritti?
Vale la risposta di prima: niente affatto se non rispetto il giudizio di chi mi loda, mi sento gratificata quando reputo che l´opera giustifichi un riconoscimento da parte di qualcuno di cui rispetto l´onestà, l´intelletto e il livello di competenza letteraria.

Quando scrive assume droghe, fuma marijuana o beve alcolici per stimolare la creatività?
Solo un doppio scotch, ore dopo aver concluso il mio lavoro giornaliero. (Accidenti! Sarebbe una bella domanda per molti dei miei colleghi scrittori, a cominciare da de Quincey).

Pensa che uno scrittore dovrebbe anche saper cucinare?
Sì. La torre d´avorio è senza cucina. Il lavoro al suo interno ha bisogno della concretezza delle incombenze quotidiane, distrazioni che fanno parte dell´esistenza di tutti, anche se noi scrittori ce ne lamentiamo moltissimo.

Pur essendo una donna liberata, non preferirebbe essere nata uomo?
No. Ma quanto più ampia è l´esperienza di vita di uno scrittore, tanto maggiore è la sua capacità di identificarsi con vite diverse dalla propria e creare molteplicità di personaggi. Talvolta penso, ad esempio, di aver perso la possibilità di estendere la mia esperienza emotiva non avendo mai provato attrazione sessuale per una donna. Comunque lo scrittore, in quanto tale, è una specie particolare di creatura androgina, che compendia tutti i sessi e tutte le età quando crea i personaggi dei suoi romanzi, tutte le persone che ha conosciuto, osservato o con cui ha interagito. Così se il caso ha voluto che fossi donna, come scrittrice sono un´intelligenza composita.

Lei ha 79 anni, quando ha intenzione di scrivere la sua autobiografia?
Autobiografia? Mai. Sono troppo gelosa della mia privacy. E´ tutto ciò che hai, in fin dei conti. I biografi invece devono cavarsela con quello che in qualche modo è accessibile, di riffa o di raffa.

Pensa che in futuro si continueranno a leggere libri, stampati su carta, rilegati?
No. Sono convinta che tra cent´anni o anche meno le parole proiettate su schermi senza limiti e fluenti direttamente alle orecchie in forma di suono - al di là dei mezzi tecnici esistenti al presente - avranno ridotto il libro alla stregua delle tavolette di pietra rinvenute dagli archeologi. Provo un brivido di sollievo nella consapevolezza che non sarò in circolazione a subire questa privazione.

Bene, ora posso trarre le mie conclusioni sul carattere dell´individuo che ho intervistato. Sarebbe interessante sentire da altre vittime delle interviste quali domande - fortunatamente? - non sono loro mai state poste.

(traduzione di Emilia Benghi)

Nadine Gordimer

Nadine Gordimer

Nadine Gordimer (1923-2014), nata nel Transvaal, in Sudafrica, premio Nobel per la letteratura nel 1991, ha pubblicato con Feltrinelli: Un mondo di stranieri (1961), Occasione d’amore (1984), Un ospite d’onore (1985), Qualcosa là fuori (1986), Una forza della natura (1987), Il mondo tardoborghese (1989), Vivere nell’interregno (1990), Luglio (1991), Storia di mio figlio (1991), La figlia di Burger (1992), Il salto (1992), Nessuno al mio fianco (1994), Scrivere ed essere. Lezioni di poetica (1996), Un’arma in casa (1998), Vivere nella speranza e nella storia. Note dal nostro secolo (1999), L’aggancio (2002), Sveglia! (2006), Beethoven era per un sedicesimo nero (2008), Il conservatore (2009), Ora o mai più (2012), Racconti di una vita (2014), Tempi da raccontare. Scrivere e vivere (2014) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom; ha inoltre curato la raccolta Storie (2005). Le è stato conferito il Premio internazionale Primo Levi nel 2002. Nel 2007 ha vinto il premio Grinzane per la letteratura. È stata inoltre insignita della Legione d’onore.

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