Odore di sangue nell´aria, pareti imbrattate di sangue, sangue che sgocciola sul pavimento e si attacca alla suola delle scarpe. Sembra il luogo di un delitto. Invece è l´apertura della nuova mostra di Damien Hirst, l´artista più «maledetto» e più osannato della «pop» arte inglese. Dopo un´assenza durata otto anni dalle gallerie londinesi, Hirst torna in scena con una personale intitolata Romanticismo nell´era dell´incertezza, il cui soggetto in realtà non sembra né il romanticismo né l´incertezza, bensì la religione. L´artista ha deciso infatti di rappresentare Gesù, i dodici apostoli, i quattro evangelisti, l´ascensione di Cristo, il tradimento di Giuda, il martiro dei santi, e altri personaggi o avvenimenti della cristianità. Li rappresenta, naturalmente, a modo suo: scandaloso, provocatorio, blasfemo. Geniale o vergognoso, a seconda dei critici e dei gusti.
Qualche esempio. I quattro evangelisti sono sanguinolente teste di mucca (autentica) in formaldeide, su cui sono stati infilzati coltelli, forbici, scalpelli, bisturi chirurgici. Anche Giuda è una testa di vacca, ma con il muso girato verso il muro e gli occhi bendati. Il martirio di san Matteo è una vetrinetta riempita con un teschio, un crocefisso, fiaschi e bottiglie, da cui zampilla in continuazione un appicicoso liquido rossastro (vero sangue, di animale). L´ascensione di Cristo è una vetrinetta analoga, ma vuota, su cui campeggia una colomba impagliata. Dappertutto ci sono ossa, mucchi di mosche putrefatte, fialette, forcipi. E sangue, tanto sangue.
La stampa britannica non si scandalizza per questo spettacolo da macelleria o da obitorio, che certamente in un paese come l´Italia susciterebbe orrore tra molti cattolici e l´ira del Vaticano. Il critico del Guardian osserva che certe statue del Cristo in croce, certi quadri che si trovano nelle chiese, sono altrettanto grandguignoleschi. Il problema, soggiunge, è piuttosto capire che cosa intendesse Damien Hirst con una mostra così scioccante. E´ una critica della religione, è una dichiarazione di fede, è una presa in giro, è uno stratagemma per stupire e basta, senza alcun messaggio rivoluzionario: i pareri degli inglesi sono discordi. Qualcuno accusa Hirst di non avere più nulla di nuovo da dire, e di limitarsi a ripetere la sua propensione per l´horror e lo shock, fini a se stessi. Intanto, però, il quotidiano Independent spara una delle sue «teste di mucca» in prima pagina. Non solo gli artisti eccentrici amano scioccare il pubblico.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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