"Lo sport professionistico - scriveva George Orwell - non ha niente a che fare con la lealtà. Ha a che fare piuttosto con odio, gelosia, millanteria, disprezzo delle norme e sadistico piacere della violenza. In altre parole, è una guerra senza gli spariz". L'autore della "Fattoria degli animali" aveva notoriamente il gusto dell'iperbole: può darsi, dunque, che anche in questo caso esagerasse. Eppure, a leggere i giornali inglesi di ieri, si dovrebbe concordare con Orwell. "Droga, violenze sessuali, trame da 60 milioni di sterline, un giorno come un altro per il nostro passatempo nazionale", titola a tutta prima pagina l'Independent. "La nazionale minaccia di scioperare nel giorno della vergogna per il nostro calcio", è il titolo, sempre in apertura di prima pagina, del Times. Mentre il Daily Telegraph apre con un gigantesco primo piano di Sven Goran Eriksson, l'allenatore dell'Inghilterra, accanto al titolo: "Giocatori del Leeds indagati per stupro".
Da notare che non si tratta della solita stampa tabloid, cioè dei quotidiani popolari ad altissima tiratura, che hanno l'abitudine di strillare su scandali di sesso o di sport. No: stavolta sono i cosiddetti "broadsheet", i quotidiani di qualità, che dedicano la prima pagina alla bufera calcistica. La ragione è semplice: per quanto questo sport, qui in Inghilterra, ne abbia fatte e viste di tutti i colori, raramente ha collezionato tante cattive notizie come negli ultimi giorni. L'ultima, forse la più clamorosa per gli appassionati, la minaccia di sciopero dei giocatori della nazionale, rifiutando di scendere in campo nella partita di sabato a Istanbul contro la Turchia, decisiva per la qualificazione agli Europei 2004.
Una serrata per protesta contro la decisione della federazione inglese di sospendere Rio Ferdinand, roccioso difensore del Manchester, escludendolo dalla partita di Istanbul. Ferdinand è sotto inchiesta per non essersi sottoposto a un controllo antidoping di routine il 23 settembre scorso. Lui giura la propria innocenza: "Non ho mai preso droghe in vita mia". Ma in un momento in cui il football nazionale sembra sporcato da ombre di ogni genere, i suoi dirigenti reagiscono con estrema, per qualcuno eccessiva, severità. "Senza Ferdinand non giochiamo", protestano i suoi compagni, solidali con il campione. L'Uefa avverte che se l'Inghilterra non scende in campo, aggiudicherà la vittoria a tavolino (e la qualificazione agli Europei) alla Turchia. Ieri la federazione inglese ha ricevuto due volte i rappresentanti dei giocatori, e la soluzione che ha sbloccato la situazione è saltata fuori soltanto a tarda sera. Si è andati avanti tutto il giorno tra annunci. "Senza Ferdinand, gli altri nazionali non vogliono andare in Turchia", riassume un portavoce. "Ma la federazione non vuole fare marcia indietro".
L'Inghilterra, che già rischiava un'eliminazione sul campo, rischiava anche di essere sbattuta fuori dagli Europei per uno sciopero negli spogliatoi. In 140 anni di storia calcistica, non aveva mai vissuto una crisi simile. La mediazione del sindacato calciatori comunque è servita a far recedere i ribelli: la nazionale di Eriksson partirà per Istanbul.
Ma la bufera continua a soffiare anche su altri versanti. Scotland Yard ha annunciato l'arresto di Nicholas Meilke, un pierre di 29 anni, nella vicenda dello "stupro di gruppo" di una ragazza di 17 anni in un albergo della capitale, di cui sarebbero responsabili vari calciatori. Il giorno prima erano stati arrestati, per un altro caso di violenza carnale, due giocatori del Leeds.
L'argentino Veron del Chelsea ha una sua tesi: "I giornali pagano le ragazze per andare a letto coi giocatori e poi fare lo scoop". Nel frattempo Craig Bellamy, attaccante del Newcastle, ha ricevuto un'ammenda per ubriachezza e "aggressione razzista". E sullo sfondo impazzano cordate per l'acquisto del Manchester, tra miliardari irlandesi, cavalli da corsa e misteriosi mediatori che buttano sul piatto, per cominciare, 60 milioni di sterline.
I giornali giudicano il football "un mondo troppo ricco, auto- indulgente, senz'anima", paragonandolo "all'Impero Romano prima della caduta". Il calcio, beninteso, non cadrà. Ma il ct Eriksson ammette: "Non poteva esserci peggiore vigilia per la partita con la Turchia". God Save the Queen, che Dio salvi la Regina. La quale, com'è noto, preferisce Ascot.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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