Londra - Lo slogan era un classico: «Farete una vacanza indimenticabile». Nessuno potrà dire, tra i passeggeri dell’Aurora, che fosse esagerato: non scorderanno per un pezzo la crociera partita il 20 ottobre da Southampton, nel sud dell’Inghilterra, per due settimane di grand tour del Mediterraneo. E non la scorderà neppure la P&O, la società proprietaria della nave, che sarà probabilmente costretta a pagarne il conto. Ribattezzata dai tabloid «la nave degli appestati», l’Aurora sta tornando mestamente a casa con 450 persone rinchiuse in cabina, vittime di un misterioso virus intestinale: abbastanza serio da avere spinto tre delle città in cui la lussuosa imbarcazione doveva fare tappa (Atene, la Croazia e - pare - Venezia) a rifiutarle il permesso di attraccare. «Adesso è come stare su una nave fantasma», telefonano da bordo quelli che hanno la forza di parlare. Durante le crociere, i virus non sono una rarità, ma non succede spesso che contagino la maggior parte dei passeggeri. Stavolta i primi segnali di allarme sono giunti al quarto giorno di navigazione, quando l’Aurora era in porto a Palma di Majorca. Poi le cose sono rapidamente peggiorate. I medici di bordo hanno identificato un morbo intestinale che provoca vomito, diarrea e febbre per 24 o 48 ore, rimanendo contagioso per un paio di giorni dopo che il malato si è ristabilito. Fonte sospetta dell’infezione: i ristoranti della nave, in particolare quelli con servizio a buffet. Quando il comandante si è reso conto 450 passeggeri su 700, più un numero imprecisato dei 500 uomini di equipaggio, erano rimasti colpiti, ha dovuto prendere provvedimenti drastici per limitare i danni, ordinando a tutti, compresi i passeggeri sani, di non uscire più dalle cabine. Da allora vengono serviti soltanto pasti freddi con il room service, da camerieri che indossano guanti di gomma e mascherine chirurgiche. Il nomignolo di «nave appestata» o «prigione galleggiante» non è quindi del tutto fuori luogo. La vacanza rovinata ha fatto scoprire, per di più, che l’Aurora era nata sotto un cattivo segno: all’inaugurazione, nel 2000, la principessa Anna, secondogenita della regina Elisabetta, mancò il tradizionale battesimo, facendo finire in mare la bottiglia di champagne. Al primo viaggio, la nave ebbe un’avaria e dovette essere rimorchiata in porto. L’anno scorso ha sofferto un altro virus, di minori dimensioni. La crociera "indimenticabile" di questi giorni costava 4mila sterline (quasi 6mila euro) a testa: ora centinaia di sposini in luna di miele, famiglie, coppie di pensionati, annunciano che faranno causa alla società armatrice per farsi risarcire. La P&o potrebbe essere costretta a sborsare 3 milioni di euro, senza considerare la pubblicità negativa. C’è da scommettere che la prossima volta i ristoranti dell’Aurora saranno a prova di virus. E che qualche marinaio superstizioso, alla prossima partenza, farà gli scongiuri contro il malocchio.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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