Una rinuncia al trono da parte del legittimo erede, a favore del figlio, il 21enne "principino" William, come chiede l' Independent. Un' immediata riforma della monarchia, perché così «non può andare avanti», come avverte il Guardian. Come minimo, un' iniezione di modestia e trasparenza nelle vene dei Windsor. Come massimo, l' abolizione del sistema monarchico e l' instaurazione della repubblica. Sono alcuni dei suggerimenti, piuttosto traumatici, che circolano in Gran Bretagna all' indomani del singolare intervento con cui il principe Carlo ha smentito le dicerie su una relazione omosessuale fra un non meglio identificato membro della casa reale e un valletto. «Quelle voci si riferiscono a me», aveva ammesso ieri l' altro l' erede di Elisabetta II. «Non posso dire di cosa si tratta, ma sono tutte falsità». Se in questo modo il principe di Galles sperava di fermare le maldicenze, ha tuttavia ottenuto l' effetto opposto: ora la stampa britannica al gran completo sbatte il caso in prima pagina, trasformando una storia di indecifrabili pettegolezzi in una crisi istituzionale. «I Windsor paralizzati da un presunto episodio sessuale tra il principe e un suo servitore», comincia l' articolo d' apertura di ieri del Times. «è un disastro», avrebbe commentato secondo il Daily Mail la nuova compagna di Carlo, Camilla Parker Bowles. C' è anche chi difende il principe: «Non lasciamo che le calunnie lo infanghino», titola il Daily Telegraph. Il principe di Galles, nota qualche editorialista, ha dato un grande contributo al dibattito pubblico su temi importanti come «la diversità religiosa, l' architettura, l' ecologia, l' occupazione giovanile», è un generoso benefattore, un efficace "vice" capo di stato. Ciononostante, sembra rafforzarsi l' impressione che la sua immagine sia ormai troppo compromessa perché un giorno, alla morte della madre, possa salire al trono. Non ha nemmeno importanza, osservano vari commentatori, se siano vere o no le chiacchiere su un suo rapporto omosessuale con il maggiordomo Michael Fawcett. è probabile che non lo siano. Ma la casa reale viene criticata lo stesso, per almeno due ragioni. Una è che è troppo comodo smentire qualcosa senza dire che cos' è: o Carlo lo dice apertamente e così facendo consente alla stampa di fare altrettanto, oppure aspetta che un giornale pubblichi tutti i particolari e poi risponde come meglio crede, in sede privata o legale. L' altra ragione è che il divieto posto da un giudice alla pubblicazione dei particolari della vicenda sembra un favore fatto ai Windsor, un trattamento privilegiato concesso alla monarchia. è una situazione che ricorda da vicino il "Monicagate" di Bill Clinton. In questo caso, come in quello del capo della Casa Bianca, a nessuno dovrebbe importare cosa fa e con chi, sotto le lenzuola, Carlo d' Inghilterra: sono affari suoi. Ma se un presidente mente o un erede al trono cerca di tappare la bocca alla stampa, ecco, questo può avere conseguenze destabilizzanti. Per Carlo, oltretutto, la presunta liason dangereuse con un maggiordomo è l' ultimo di una serie di danni irreparabili. Non c' è dubbio che il principe abbia doti e sensibilità intellettuali superiori a quelle di sua madre: ma agli occhi degli inglesi la regina rappresenta una sobria (e longeva: anche questo finisce per essere un merito) tradizione, mentre lui è visto irrimediabilmente come il responsabile morale della morte della «principessa del popolo», lady Diana; come il marito miserabile che il giorno delle nozze indossava i gemelli regalatigli da Camilla. E' mai possibile che salga al trono un uomo la cui frase più celebre, rivolta a Camilla e finita su tutti giornali del Regno, è «sogno di essere il tuo Tampax»? Cosa c' è di meno regale di un futuro re che nega pubblicamente di andare a letto con il suo servitore? L' Independent non ha dubbi: «Edoardo VIII capì che il suo desiderio di sposare una donna divorziata sarebbe stato inaccettabile per un sovrano, e abdicò. Per Carlo si avvicina un passo simile. O i Windsor riescono a passare la corona da Elisabetta al giovane William (il figlio primogenito di Carlo e Diana, ndr.), o alla monarchia non rimarrà che diventare una repubblica». Il Guardian è appena un po' più cauto: «La monarchia ha due strade: tornare a farsi vedere e non sentire, come nel lontano passato, oppure ridurre drasticamente il suo ruolo, rinunciando a servitori, palazzi, sussidi. Una cosa è certa. A questo punto, così com' è, non può andare avanti».
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>