Finisce come a una festa di compleanno: il pubblico tutto in piedi a cantare «happy birthday to you», accompagnato dall' orchestra e dai novanta elementi del coro, mentre il festeggiato, un omino in frac, ritto e fiero come una quercia al centro del palcoscenico, abbassa la testa compito, quasi imbarazzato da tanto calore e entusiasmo. Per celebrare i suoi 75 anni, Ennio Morricone non poteva trovare modo migliore del trionfale concerto che ha diretto lunedì sera alla Royal Albert Hall, il tempio della musica a Londra. Una serata che lancia un suo nuovo tour italiano e internazionale, che coincide con l' uscita di un cd sulla sua opera («Arena concerto»), ma che è soprattutto un omaggio al compositore italiano più amato e più famoso nel mondo, a colui che in quattro decenni ha scritto la colonna sonora del cinema contemporaneo. Non c' era un posto libero, alla Royal Albert Hall, trasformata in «melting pot» di fan di Morricone. «Morricone piace a tutti, in tutti i continenti», diceva prima dello spettacolo il suo manager, rivelando che in Giappone la sua prossima tournée ha avuto richieste per tre concerti in tre città diverse. Il maestro sale sul podio alle otto in punto, percorrendo il palco quasi di corsa, a passo di carica: primo indizio dell' energia vitale di questo prodigioso 75enne. Quindi impugna la sua bacchetta «magica»: e cominciano tre ore di musica, appena inframmezzate da pause di un minuto fra un atto e l' altro, giusto per concedere agli spettatori l' opportunità di applaudire. Morricone dà il «la» senza indugi all' Orchestra sinfonica di Roma, che lo ha seguito in questa trasferta, e ai membri del coro della Filarmonica di Londra, affiancato dalla soprano Susanna Rigacci e dalla cantante di fado Dulce Pontes, entrambe bravissime. Il maestro usa «Gli intoccabili» a mo' di introduzione, quasi una nota di suspance prima dello show, poi parte con la musica struggente di «C' era una volta in America». Dedica un intero atto al «western italiano», come insiste che venga chiamato, arrabbiandosi con chi parla incautamente di spaghetti-western: «Non è mica una minestra!». Sfilano così, uno dopo l' altro, alcuni dei suoi capolavori: «Per un pugno di dollari», «Il buono, il brutto e il cattivo», «C' era una volta il West», «Giù la testa». Poi, nella seconda parte, alterna il passato remoto e quello prossimo, «Queimada» e «La leggenda del pianista sull' oceano», «Novecento» e «Nuovo Cinema Paradiso», «La battaglia di Algeri» e «Sostiene Pereira», «Indagine su un cittadino» e «Mission». Due ore e mezza volano, ma non è finita. Come ogni padre che si rispetti, Morricone dice di amare tutte le sue creature allo stesso modo, di non fare differenze tra le sue oltre 400 colonne sonore; in realtà, come tutti i padri, anche lui ha un figlio prediletto. Per scoprirlo bisogna attendere che il maestro concluda il concerto, lasci il palcoscenico, e poi ci ritorni, richiamato da un uragano di applausi, per concedere il bis (e un' altra mezz' ora di musica). Sul podio ha un attimo di esitazione, sfoglia lo spartito, poi sceglie. Per la seconda volta conduce la musica di «Giù la testa», il film, come aveva confessato il giorno prima, a cui è «forse più affezionato, perché è la prova di quanto fosse grande il mio amico Sergio Leone». Ma è anche la prova di quanto sia grande questo piccolo uomo in frac.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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