«Girls just wanna have fun», cantava un tempo Cyndi Lauper. Ebbene, si sbagliava: più o prima di divertirsi, le ragazze preferiscono studiare, perlomeno all' università. Sono coscienziose, diligenti, secchione, e il risultato è che hanno il doppio delle possibilità dei colleghi maschi di laurearsi con l' equivalente di un 110 e lode. Lo rivela un sondaggio della Brunel University, pubblicato ieri dal "Sunday Times", effettuato tra studenti dell' ultimo anno, tutti entrati all' università dopo avere conseguito il diploma di scuola media superiore con il massimo dei voti: cioè tutti intelligenti, motivati e apparentemente avviati a una brillante carriera. Eppure solo il 35 per cento dei maschi finisce l' università al primo o al secondo livello delle graduatorie, contro il 65 per cento delle ragazze. Il dato della Brunel University viene sostanzialmente confermato dalle statistiche nazionali del ministero dell' Istruzione, in cui il divario tra i due sessi è meno ampio, 60 a 52 per cento, ma sempre favorevole alle femmine. Era noto che le ragazze vanno mediamente meglio dei maschi a scuola, ma l' opinione dominante era che il gap si restringesse all' università, dove approdano gli studenti migliori. Il sondaggio della Brunel dimostra che non è così. Il motivo è chiaro, suggerisce il rapporto: le donne sono più diligenti e coscienziose degli uomini. Studiano di più, raramente perdono una lezione, partecipano a tutti i seminari, la sera preferiscono restare a casa a ripassare piuttosto che uscire per andare a divertirsi. L' autrice dello studio, Fiona Smith, nota che i maschi si impegnano di meno: «Gli studenti vedono l' università in modo diverso dalle studentesse. Si iscrivono alle confraternite e alle associazioni sportive, vogliono spassarsela come matti. Lo studio viene dopo». Il "Sunday Times" cita ad esempio il caso di Nancy Groves, laureata questa estate alla Bristol University con il massimo dei voti in Inglese e Latino. «Alle nove ero sempre in piedi, facevo colazione e poi correvo o a lezione o in biblioteca. Quando gli esami si avvicinavano, la sera non uscivo per settimane di fila». Viceversa Toby Mitchenall, che ha lasciato Bristol con voti buoni ma non ottimi, ammette di non avere mai studiato più di 10 ore alla settimana: «Due o tre sere alla settimana andavo a ballare in qualche club o discoteca, e la maggior parte delle altre serate la passavo al pub. Svegliarsi alle nove del mattino mi faceva l' effetto di alzarmi nel cuore della notte. C' erano dei limiti ai sacrifici che ero disposto a fare».
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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