Londra - È andata come nei "gialli" di Agata Christie, quando la polizia fa di tutto per tenere un pericoloso nemico fuori dal castello, senza accorgersi che il nemico è già dentro. Da una settimana 14 mila poliziotti tengono Londra in stato d´assedio per proteggere George W. Bush, durante il suo soggiorno a Buckingham Palace, dalle minacce di Al Qaeda e dimostranti; ma intanto, da due mesi, un 26enne giornalista del Daily Mirror, Ryan Parry, si era intrufolato a palazzo reale nei panni di un domestico, avendo ottenuto l´impiego grazie a credenziali false. Fornito di un tesserino che gli permetteva di muoversi liberamente, l´intrepido reporter ha girovagato per le stanze occupate dalla regina Elisabetta, dai suoi familiari e in quelle destinate agli importanti ospiti provenienti dall´America. È stato lui a sistemare una scatola di cioccolatini nella camera da letto in cui hanno dormito George e Laura Bush. Era lui a portare abitualmente la colazione alla sovrana. Avrebbe potuto avvelenare entrambi. "Se fossi stato un terrorista deciso ad assassinare il presidente o la regina, non avrei avuto difficoltà", ha scritto ieri sul suo giornale, gettando la maschera e rivelando una svista clamorosa da parte della casa reale e di Scotland Yard.
Lo "scoop" del Mirror, che dedica quindici pagine all´impresa, ha lasciato nel più profondo imbarazzo le autorità britanniche. Buckingham Palace annuncia che aprirà un´inchiesta sull´accaduto, e non esclude di fare causa al quotidiano e al suo cronista per "violazione del rapporto di fiducia". A Scotland Yard, un alto ufficiale ammette che l´incidente è imperdonabile, che poteva avere tragiche conseguenze, e che ci sarà un´indagine: per capire come è stato possibile, per evitare che possa ripetersi. Pietosamente, un consigliere di Bush commenta: "Abbiamo estrema fiducia nei servizi di sicurezza britannica". In realtà fonti anonime dicono che il servizio segreto americano è furioso: "Alla Casa Bianca cose simili non potrebbero succedere".
Succedono invece a Buckingham Palace, e quel che è peggio non per la prima volta. In giugno, uno strambo personaggio riuscì a entrare alla festa in costume per il ventunesimo compleanno del principe William, figlio di Carlo e secondo in linea per il trono: non si può che dire non desse nell´occhio, essendo travestito da Osama Bin Laden. Un´altra mezza dozzina di intrusioni hanno raggiunto l´onore delle cronache negli ultimi anni, compresa la più incredibile, nel 1982, quando un matto entrò nella camera della regina Elisabetta, si sedette sul letto e rimase a chiacchierare con lei per dieci minuti, finché non arrivarono le guardie del corpo.
La differenza è che, dopo l´11 settembre, la guerra in Iraq, i recenti proclami di Al Qaeda, la sorveglianza dovrebbe essere diventata più severa, specie nell´imminenza della visita di Bush. E invece, come ha scoperto Ryan Perry, farsi assumere dalla casa reale è un gioco da ragazzi. Il cronista del Mirror ha presentato un curriculum inventato, e l´unico controllo effettuato da Buckingham Palace è stato una telefonata al suo presunto datore di lavoro precedente: ha risposto l´oste di un pub, ma nessuno si è insospettito. Sarebbe bastato, scrive il Mirror, un controllo su Internet per scoprire che Ryan Perry è un giornalista, autore di altri scoop del genere, come l´estate scorsa quando si intrufolò al torneo di Wimbledon. Non solo, ma come il reporter racconta nel suo lungo articolo, a palazzo reale ha sempre avuto in tasca una macchina fotografica (ovviamente proibita ai dipendenti), con cui ha ripreso comodamente le stanze della reggia.
"Forse questa storia ha anche un lato umoristico", osserva Piers Morgan, direttore del quotidiano, "ma a me sembra seria e grave. Viviamo nell´epoca del terrore, eppure con un semplice sotterfugio avremmo potuto mettere a rischio la corona o la Casa Bianca". Morale. Per la stampa scandalistica britannica, è un altro colpo sensazionale, dopo le rivelazioni dei valletti sulla morte della principessa Diana e sulle preferenze sessuali del principe Carlo: la prova che per uno scoop in grado di fare alzare la tiratura, i tabloid sono pronti a tutto. Per i Windsor, è l´ennesima disfatta: almeno gli scandali di sesso fanno sorridere, questo poteva far piangere. E per Scotland Yard è la dimostrazione della vecchia regola dei romanzi "gialli": prima di cercare un "assassino" tanto lontano, conviene controllare che non sia il maggiordomo.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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