Professor Bollea, più di tre milioni di bambini sono stati catturati dalla guerra in tv. «I bambini non devono guardare la guerra in diretta. Questo dato è spaventoso ma credo che sia un numero per difetto e non per eccesso. Già i ragazzini stanno incollati d' abitudine alla tv ma adesso è pure peggio. Questa guerra è stata ampiamente propagandata prima che cominciasse, i bambini ne hanno discusso a scuola con gli insegnanti, ne parlano con i compagni, con gli amici mentre giocano. I bambini guardano la guerra in tv per soddisfare una curiosità legittima. Però vedono bombe, morti, feriti, soldati che avanzano, sparano, uccidono, madri che piangono. I bambini guardano la violenza, vedono la crudeltà, assorbono la guerra in tutta la sua spietatezza. E stavolta non è un cartone animato. Questo non può, anzi non deve essere. è grave, è rischioso». Cosa rischia un baby telespettatore al seguito dei marines? «Per un periodo breve un inevitabile scollamento tra i concetti di bene e di male. Chissà come reagirà l' inconscio di ciascun bambino, come sarà elaborato tutto questo. Ci sarà chi riuscirà a canalizzare, a superare e chi penserà che per vincere è necessaria la sopraffazione, c' è chi avrà incubi se non traumi. I genitori proteggono i bambini dalla pioggia, lo facciano anche dalla guerra in diretta». La tv informa e i bambini vogliono sapere. Non crede? «La tv ha il diritto-dovere di dare le notizie ma mandare in onda la crudeltà è cosa diversa. La televisione italiana dovrebbe darsi delle regole in questo caso. Ha il dovere di farlo. Spero che presto questa ondata informativa esca dall' orrore e prenda un' altra direzione, quella della giusta comunicazione delle notizie dal fronte. Dico no alle inutili crudezze, perché le prime "vittime" sono proprio i bambini». Cosa suggerisce ai genitori? «Le immagini di guerra devono essere vietate ai piccolissimi, diciamo fino ai nove anni. I genitori si informino altrimenti o altrove. Ai bambini di dodici o tredici anni si può concedere il tg, non di più. Suggerirei di far leggere alcuni articoli di giornale, per rispondere alle domande, ragionare sulla guerra. Ma soprattutto i genitori devono dare speranza, parlare di ricostruzione, di cosa succederà dopo. Perché i bambini devono ricucire quello strappo tra i concetti di bene e di male che l' orrore in tv produce. è questo il compito più difficile per i genitori».
Giovanni Bollea

Giovanni Bollea

Giovanni Bollea (Cigliano Vercellese, 1913 - Roma, 2011), innovatore della neuropsichiatria infantile italiana del dopoguerra, si è formato a Losanna, Parigi e Londra ed è stato professore emerito presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Fondatore e direttore dell’Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli, primo presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile, promotore di innumerevoli iniziative a favore dell’infanzia, ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione dell’Università di Urbino nel 2003 e gli è stato conferito il premio alla carriera al Congresso mondiale di psichiatria e psicologia infantile e dell’adolescenza di Berlino nel 2004. Con Feltrinelli ha pubblicato Le madri non sbagliano mai (1995), che ha riscosso uno grandissimo successo, Genitori grandi maestri di felicità (2005) e ha scritto la prefazione a I no che aiutano a crescere (2003) di Asha Phillips.

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