Londra - Ce n´è una nell´ascensore di casa. Un´altra in garage. Una terza al semaforo all´angolo. Una quarta davanti al bancomat dove ritiri contante. Una quinta nel coffee-shop dove prendi caffè e cornetto, un´altra ancora in ufficio, e una pure al ristorante dove porterai stasera tua moglie, dopo essere andato al cinema (ce n´è una, naturalmente, anche lì). L´elenco potrebbe continuare: le telecamere a circuito chiuso, in Gran Bretagna, sono dappertutto. Il professor Clive Norris, uno studioso del Centro di ricerche crimonologiche dell´università di Sheffield, ha provato a contarle ed è arrivato a 4.285.000. Tre anni or sono, quando cominciò a occuparsene, calcolava che fossero un milione e che sarebbe raddoppiate entro il 2004: invece sono quadruplicate. Oggi nel Regno Unito c´è una Cctv (la sigla di "closed circuit television") ogni quattordici abitanti. In una giornata media, un londinese viene inquadrato più di trecento volte, di solito senza accorgersene.
"Siamo il paese più scrutato del mondo", afferma Norris, che ha annunciato la sua scoperta a un convegno; e l´Independent la mette sotto un titolo a tutta prima pagina, "Big Brother Britain, 2004". Fu George Orwell a coniare il termine Grande Fratello, in 1984, il profetico romanzo uscito mezzo secolo or sono. Lo scrittore, per la verità, se lo immaginava diversamente: dietro quegli occhi elettronici che spiavano ogni mossa degli abitanti di Oceania, incrocio tra un´Inghilterra socialista e l´Unione Sovietica, c´era un feroce dittatore. Il "Grande Fratello" del 2004, viceversa, è una creatura nata spontaneamente, animata da tante teste, e non si può dire che abbia portato questo paese alla tirannide. Eppure qualcuno sostiene che anch´esso priva la popolazione della libertà, perlomeno di una parte di libertà.
"La proliferazione di telecamere a circuito chiuso è avvenuta così in fretta che nessuno se ne è reso conto", commenta Barry Hugill, portavoce di "Liberty", un´organizzazione per la difesa dei diritti umani, "e non ha suscitato alcun dibattito su che cosa significhi per la privacy dei nostri cittadini". Il professor Norris concorda: "In altri paesi esistono leggi che regolamentano la materia. In Gran Bretagna, la nazione che usa la Cctv più di ogni altra, quasi non se ne parla. Invece dobbiamo chiederci che tipo di cambiamenti sociali provoca questo sistema. Le telecamere a circuito chiuso permettono a un supermercato, a un negozio, a un´impresa privata, di individuare, monitorare e selezionare a loro piacimento la popolazione. E quelle immagini possono essere riprese, utilizzate, riprodotte, alla totale insaputa della gente".
Un tempo, in Inghilterra la Cctv serviva quasi esclusivamente per controllare il traffico automobilistico. Poi, dagli Anni Ottanta, sotto il governo conservatore della Thatcher, regioni e città ricevettero un´infusione di fondi per sfruttarle come nuovo mezzo di lotta alla criminalità, un fenomeno continuato anche sotto il governo laburista di Tony Blair. "Eppure non ci sono prove che le telecamere a circuito chiuso riducano il crimine", dicono gli esperti di "Liberty" e di altre associazioni per le libertà civili, "è assurda l´idea che basti piazzarne in giro qualcuno per tranquillizzare l´opinione pubblica". Glen Smith, presidente della federazione poliziotti, invece le elogia: "Le Cctv sono un deterrente contro la piccola criminalità. Non sento lamentele dal cittadino medio". Il quale, tuttavia, spesso non si rende conto di essere ripreso. "Il Grande Fratello vi guarda", ammoniva il dittatore di 1984. Vent´anni dopo, "Big Brother" preferisce tacere, e continua a filmare.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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