C´erano una volta i "Sette Peccati Capitali": la lista dei vizi più abietti, che condannavano un cristiano all´inferno per l´eternità, stilata da papa Gregorio Magno nel VI secolo dopo Cristo. Da allora, tuttavia, è passato un bel po´ di tempo, molte cose sono cambiate, e oggi quelle sette depravazioni dell´anima non dovrebbero essere più considerate tali. L´opinione non è della Chiesa, ma di un´autorità ugualmente illustre: la facoltà di filosofia dell´università di Oxford, la quale ha affidato a sette dei suoi docenti il compito di dimostrare per iscritto, uno per uno, che nella società odierna i Sette Peccati Capitali non sono più "capitali", e neppure "peccati". Ciascuno dei pamphlet sarà pubblicato dalla Oxford University Press.
Il primo, quasi pronto, dedicato alla Lussuria, è opera del professor Simon Blackburn. La sua tesi: "Non solo non è un vizio, è una virtù". In un articolo sul "Sunday Times", lo stimato docente del Trinity College racconta di avere impiegato tre mesi a decidere se il peccato affidatogli meritava una riabilitazione. Ha cominciato con il cercare di definirlo il più chiaramente possibile, arrivando alla conclusione che è semplicemente "l´entusiastico desiderio di attività sessuale e di piacere fine a se stesso". Partendo da questo, Blackburn ha esaminato la pessima reputazione che la Lussuria si è fatta attraverso i secoli, convincendosi che è stata in gran parte "colpa dei vecchi pensatori solitari, come Sant´Agostino e San Tommaso d´Aquino, rei di avere creato un clima morale in cui la gente si sentiva in colpa a provare voglia di sesso". Spazzato il campo dai sensi di colpa, l´autore è giunto alla tesi definitiva: "Il piacere erotico è stato messo ingiustamente alla gogna, mentre invece fa soltanto del bene alla specie umana. Poiché si sviluppa al meglio quando non è frenata da cattive filosofie, con il mio libretto spero di contribuire a eliminare la Lussuria dalla categoria dei vizi, per trasferirla ufficialmente in quella delle virtù".
L´annuncio ha suscitato immediati consensi in un paese come l´Inghilterra che vanta una tradizione secolare in materia di vizi (sorry: virtù) sessuali. "Sono assolutamente d´accordo", ha dichiarato l´ex-parlamentare conservatrice Edwina Currie, a lungo l´amante segreta del primo ministro Major. Quanto agli altri peccati capitali, bisognerà attendere il verdetto dei colleghi oxfordiani di Blackburn, ma dalle prime indiscrezioni sembra che verranno assolti quasi tutti. L´Ira, di cui si occupa il professor Robert Thurman (padre dell´attrice hollywoodiana Uma Thurman) viene giudicata controproducente e da trasformare in energia positiva. Gola, Avarizia e Invidia, ragiona il quotidiano "Guardian", "sono diventati componenti essenziali di una robusta economia di mercato". E comunque al giorno d´oggi nessuno dei sette "peccati capitali", compresi Superbia e Accidia, sarebbe considerato un reato. Adesso il problema, ironizzano i giornali inglesi, è trovare nuovi peccati, che riflettano la morale corrente. Ma intanto sorge un dubbio: chissà se uomini e donne del ventunesimo secolo, appreso che la Lussuria non è più un peccato, avranno la stessa voglia di prima di cadere in tentazione.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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