Due giorni fa sembrava a un passo dalle dimissioni. Ora, superati due test cruciali, Tony Blair conferma la sua reputazione di serial winner, di infallibile vincente. Certo, non tutti lo applaudono. «L' approvazione della riforma universitaria è stata una vittoria di Pirro», scrive il Daily Telegraph. «Il rapporto Hutton lo ha esonerato da responsabilità dirette nella morte di David Kelly, ma la questione delle armi di distruzione di massa in Iraq continuerà a tormentarlo», afferma John Kampfner, editorialista del New Statesman. Eppure non c' è dubbio che a questo punto il primo ministro intravede una terza, storica vittoria consecutiva alle urne (nel 2005). La sua ambizione è fare del New Labour «il partito di governo del ventunesimo secolo» e lasciare un' impronta simile a quella di Churchill sulla Gran Bretagna. Ecco gli ostacoli che dovrà affrontare per riuscirci. Le riforme. La legge sulle rette universitarie è passata ai Comuni soltanto in prima lettura. Il margine di appena 5 voti promette nuove difficoltà quando dovrà essere approvata definitivamente. I laburisti hanno una maggioranza di 161 voti in Parlamento: la vittoria risicata di martedì è la prova di una vasta resistenza al progetto. Il problema di Blair, come al solito, è convincere il Labour che la sua non è una politica di destra mascherata da sinistra, bensì il manifesto di una sinistra nuova, che pratica l' arte del possibile, non aumenta le tasse, ma cerca lo stesso di proteggere i più deboli. L' Iraq. Il rapporto Hutton aveva un mandato ristretto, sfiorando soltanto le ragioni della guerra in Iraq. Ieri i due partiti di opposizione, conservatori e liberal-democratici, hanno chiesto la creazione di una commissione d' inchiesta per stabilire perché la Gran Bretagna ha mandato i suoi soldati a combattere in Iraq. Bush non ha di queste preoccupazioni: per gli americani, feriti dall' 11 settembre, Saddam Hussein era un complice (effettivo o potenziale poco importa) di Al Qaeda, e tanto basta. Ma Blair ha avuto bisogno di una giustificazione legale dell' intervento militare: l' esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Se le armi non salteranno fuori, dovrà trovarne un' altra. Il rivale. Le indiscrezioni indicano che Blair ha vinto il voto sulla riforma universitaria grazie alle pressioni del cancelliere Gordon Brown sui propri alleati. Il debito del primo ministro nei confronti del suo arcirivale laburista è ulteriormente cresciuto. Si parla di un nuovo patto segreto trai due, che prevederebbe il passaggio del potere da Blair a Brown nel prossimo futuro. Ma è una promessa che il cancelliere ascolta da anni: potrebbe stancarsi di aspettare. E il primo ministro ha bisogno di lui per controllare il Labour. L' euro. Dalla guerra in Iraq alle riforme interne, Blair ha dimostrato il coraggio di difendere un progetto e di saper persuadere partito, Parlamento e paese. Ci riuscirà anche con l' adozione dell' euro? Si diceva che avrebbe convocato un referendum subito prima o poco dopo le prossime elezioni legislative. Ma gli inglesi hanno sempre meno voglia di Europa. E la sterlina, dopo il rapporto Hutton, è di nuovo cresciuta. Ciononostante, Blair non ha rinunciato. E' l' ultima battaglia del serial winner. Se vincesse anche questa, poi forse potrebbe ritirarsi. O coltivare nuove ambizioni, magari in Europa.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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