Niente assistenza pubblica per due anni, e obbligo di iscriversi a un registro di lavoro. Sono le misure annunciate dalla Gran Bretagna per regolare l'afflusso di immigrati dai dieci stati che nel maggio prossimo diventeranno membri dell'Unione Europea. Una mossa che avvicina il Regno Unito alla posizione assunta dalla maggior parte dei vecchi aderenti all'Ue, nel comune timore di una indiscriminata "invasione" di polacchi, ungheresi, cechi e altri cittadini dell'ex blocco comunista. Ma le barriere poste dal governo Blair sono assai meno rigide di quelle erette da nazioni come Germania ed Austria. Con un mercato del lavoro che sfiora la piena occupazione e un'economia in espansione, le isole britanniche accolgono infatti con favore la prospettiva dell'arrivo di manodopera non qualificata a basso costo. "Vogliamo però evitare che qualcuno ne approfitti", ha detto in parlamento il ministro degli Interni David Blunkett. "La tradizione di ospitalità del nostro paese continua, chi vuole venire qui a lavorare dando un contributo allo sviluppo della nostra società sarà benvenuto. Ma respingeremo chi cercherà di approfittarne, vigileremo su possibili abusi". In sostanza, Londra non vuole che le popolazioni dei paesi dell'est Europa usufruiscano del nuovo status di cittadini dell'Ue per trasferirsi in Inghilterra, ottenere i benefici assistenziali previsti per i residenti comunitari e sfruttare la situazione anziché mettersi a lavorare. Uno spauracchio che la stampa e l'opposizione conservatrice sventolano da mesi, prevedendo che centinaia di migliaia di zingari accorreranno in Gran Bretagna per vivere a spese dello stato. È nata così l'idea di imporre una sorta di "penalità", un bando di due anni a ogni tipo di benefici pubblici (sanità, alloggi popolari, assegni familiari). "Chi viene dovrà, almeno all'inizio, essere in grado di mantenersi completamente da solo", spiega il ministro Blunkett. Ancora più esplicito Tony Blair: "Chi non lavora, dovrà lasciare il paese". La seconda iniziativa, quella di un "registro del lavoro" a cui i nuovi immigrati dovranno iscriversi, mira a verificare quanti saranno. I pareri, su quest'ultimo punto, discordano. Il governo ritiene che non ci sarà "invasione" e che l'immigrazione dai dieci nuovi membri Ue oscillerà fra le 5 mila e le 13 mila persone all'anno. Secondo Migration Watch UK, think-tank d'orientamento conservatore, saranno almeno 40 mila. Una stima dell'Unione Europea prevede un'immigrazione complessiva di 350 mila persone l'anno dall'Europa dell'est verso quella dell'ovest. Nel dubbio, ‟Downing street" si riserva il diritto di modificare i provvedimenti annunciati, se l'afflusso risultasse molto più alto delle aspettative. Lo stesso ministro degli Interni, tuttavia, sottolinea che in base al diritto "alla mobilità", un immigrato espulso potrebbe rientrare quando vuole; e che le misure stanziate dal suo governo sono assai più tenui di quelle introdotte dalla Germania, dove si condiziona l'immigrazione dai dieci paesi al rilascio di un "permesso di lavoro".
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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