"La tivù non è un McDonald's, il modello panino va bene per gli hamburger ma non per l'informazione". A sorpresa, Maurizio Gasparri auspica un cambio di rotta nel giornalismo televisivo. Nei corridoi di palazzo Labia, sede Rai veneziana, il ministro delle Comunicazioni critica l'abitudine dei tg di racchiudere l'opinione dell'opposizione tra due "fette": il parere del governo, trasmesso per primo, e quello della maggioranza, alla fine. "Credo sia accettabile il modello Zaccaria (presidente Rai con l'Ulivo-ndr), con una tripartizione dello spazio tra istituzioni, maggioranza e opposizione", dichiara il ministro alle agenzie, osservando che oggi "quel modello non viene rispettato", e concludendo - senza precisare come - che ciò "danneggia le istituzioni e la maggioranza". Dal che si dovrebbe dedurre che il beniamino dei tg Rai e di Mediaset, attualmente, è l'opposizione. La sortita di Gasparri arriva nel bel mezzo di un "panino" di critiche alla Rai e a Silvio Berlusconi, alla lottizzazione e al conflitto di interessi, formulate nel corso di un dibattito sulle responsabilità del servizio pubblico radiotelevisivo che ieri ha concluso l'annuale seminario italo-britannico di Venezia per i media dei due paesi, organizzato dall'ambasciata italiana a Londra e presieduto dall'ambasciatore Luigi Amaduzzi. Tema principale del convegno che, oltre al ministro delle Comunicazioni, ha riunito a palazzo Labia Marcello Veneziani, membro del consiglio d'amministrazione Rai, Lord John Birt, ex-direttore generale della Bbc, e Lord Charles Falconer, ministro per gli affari costituzionali del governo Blair, era il futuro dell'Europa dopo le divisioni dell'ultimo anno. Ma la discussione si è particolarmente vivacizzata nella sessione finale, dedicata per l'appunto alla televisione pubblica, al confronto tra Bbc e Rai, tra la situazione italiana e quella esistente nel Regno Unito. I giornalisti britannici, tra i quali alcuni dei più autorevoli direttori e commentatori, hanno assediato Gasparri con un fuoco di fila di quesiti sulla lottizzazione alla Rai e sul conflitto d'interessi che vede protagonista Berlusconi. Il dibattito era a porte chiuse. Ma il senso degli interventi è stato che un caso come quello della Bbc, che ha attaccato per mesi il governo Blair accusandolo di avere gonfiato il dossier sulle armi irachene e mentito al paese, sarebbe impossibile fra Rai e governo Berlusconi. In Gran Bretagna, la televisione pubblica è finita sotto accusa per avere criticato (in parte ingiustamente, secondo il rapporto Hutton) il governo; in Italia, viceversa, la televisione pubblica è accusata di essere asservita al governo. Numerosi editorialisti inglesi hanno criticato aspramente il conflitto di interessi di Berlusconi, notando che una situazione simile sarebbe inconcepibile in Inghilterra, dove a un magnate della tivù privata come Rupert Murdoch non verrebbe mai consentito di diventare primo ministro. È inoltre emerso il paradosso di una tv pubblica, quale la Rai, che usufruisce del canone ma raccoglie anche pubblicità, mentre la Bbc sopravvive solo grazie al canone, sia pure assai più alto di quello della Rai. L'auspicio finale espresso dai media britannici è che una moderna democrazia occidentale (la nostra) riconosca, prima o poi, le virtù di un'informazione indipendente. Gasparri ha risposto che una legge sul conflitto di interessi è all'esame del parlamento, così come una riforma del sistema tv che prevede una molteplicità di reti private e garanzie di maggiore autonomia del sistema pubblico. Poi, nei corridoi, si è lanciato nell'inatteso attacco al "panino" dei tg.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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