La maggiore occupazione di quelli che scrivono libri, che li recensiscono, che li producono - di tutti quelli che fanno parte del mondo del libro - è scoprire perché la gente legge poco, o non legge, e perché c'è un'altissima percentuale di persone che leggono soltanto "un libro all'anno" (ma quando lo comprano? A gennaio? E quando arrivano all'ultima pagina? A dicembre?), o perché i libri in Italia si vendono sempre di meno. O, ancora, perché i cittadini non frequentano in massa le biblioteche della città.
Ognuno ha la sua idea, e ognuno ha la sua soluzione, e quella sì che cambierebbe le cose. Così come ognuno nel cassetto ha il suo programma televisivo sui libri, diverso da tutti quelli realizzati finora, che finalmente avvicinerebbe la gente alla lettura. "Se me lo lasciassero fare", dicono. Poi lo fanno e fa schifo come tutti gli altri.
Tutti ci consigliano di leggere i libri. "I libri", così: in generale.
Eppure nessuno ci consiglia di comprare le macchine in generale, o mangiare i panettoni in generale, o metterci le calze in generale. No, quegli spot belli o brutti ci raccontano quella macchina o un1altra, una specifica insomma, e tentano di sedurci grazie alle caratteristiche e alla originalità. Non ci sono spot che dicono "perché andare a piedi? Compratevi una bella macchina", e voi uscite e vi comprate una macchina, una Bmw o una Skoda non importa, purché sia una macchina. Non succede così. Per nessuno, per niente. Solo per le arti: andate al cinema, ascoltate la musica. E specialmente: leggete un libro.
Ma che significa?
Provate a entrare nella libreria del vostro quartiere, una volta, e vedrete libri di tutti i tipi, belli e brutti, grandi e piccoli, di fantascienza o d’amore.
E un libro è il contenitore di un mondo.
E ogni libro racconta un mondo diverso dagli altri.
Quindi i libri non sono un concetto accumulabile. Forse questo è il problema.
Se vi capita il libro sbagliato in mano, non dovete pensare che tutti gli altri siano così. Ce ne può essere un altro, da qualche altra parte, che vi farà passare qualche ora indimenticabile, tale da farvi venire voglia di cercarne un altro ancora, magari di quell1autore o di quel genere. Dovete avere pazienza.
Questo forse è sbagliato: sbattere in faccia alla gente "i libri". E' come quando qualcuno vi dice "ma tu regali sempre libri", oppure "ma vai un'altra volta al cinema?", come se leggere un libro o andare al cinema equivalesse a un gesto sempre identico, all'entrata in uno di quei videogiochi dove pure se sei bravo e sei arrivato al ventesimo quadro, ogni volta che cominci a giocare devi sempre ripartire dall1inizio, e avanzi con noia fino a quando non si avvicina il punto che non hai mai superato.
Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo, nato a Caserta nel 1964, vive e lavora a Roma. Collabora con quotidiani e riviste e scrive per il cinema. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994), L’Italia spensierata (Laterza, 2007); con Feltrinelli, Storie di primogeniti e figli unici (1996; premio Giuseppe Berto e premio letterario Piero Chiara), E se c’ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000) e Allegro occidentale (2003, finalista premio Strega). Per Einaudi ha pubblicato La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (2013; premio Strega 2014) e Momenti di trascurabile felicità (2015). Per il cinema ha scritto film di Paolo Virzì, Renato De Maria, Michele Placido, Silvio Soldini e Nanni Moretti. Per i “Classici” Feltrinelli ha introdotto Tre uomini in barca (1997) di Jerome.

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