È indiscutibilmente la madre, o il padre, di tutti i concerti di beneficenza, ma adesso qualcuno gli assegna un titolo ancora più vistoso: quello di "più grande momento rock" di tutti i tempi. Live Aid, la maratona musicale di 16 ore che nel 1985 raccolse oltre 40 milioni di sterline per la fame in Africa, ebbe un pubblico in mondovisione di un miliardo e mezzo di persone, e trasformò gli U2 in superstelle, si è piazzato al primo posto in un sondaggio condotto in Inghilterra per individuare gli avvenimenti chiave, le tappe indimenticabili, gli "attimi fuggenti" da immortalare, nella storia del rock. Un'iniziativa presa dalla Hmv, la maggiore catena di negozi musicali inglese, che per mesi ha invitato migliaia dei suoi clienti a votare. Neppure il momento per annunciare i risultati del sondaggio era scelto a caso: il cinquantesimo anniversario del giorno in cui Elvis Presley entrò nei Sun Studios per registrare That'all right Mama, primo vagito, se così si può dire, del rock and roll. La scelta di ‟Live Aid” non costituisce una sorpresa: lo show rappresenta una pietra miliare della musica dell'ultimo quarto di secolo, dell'impegno politico dei grandi cantanti, della lotta alla fame nel Terzo Mondo. Organizzato da Bob Geldof in primo luogo per portare aiuti alle vittime della carestia in Etiopia, sulle ali di una canzone dei Band Aid uscita l'anno precedente, Do they know it's Christmas? , vide decine di star del rock impegnate in contemporanea in due concerti sulle sponde opposte dell'Atlantico, allo stadio Wembley di Londra e al JFK Stadium di Filadelfia, culminando in un brano collettivo, We are the world, diventato una sorta di inno e manifesto in favore dell'assistenza ai paesi in via di sviluppo e della pace. Ma il resto della classifica rivela preferenze inaspettate, che faranno discutere fan e critici. Il secondo più grande momento della storia del rock è la nascita nel 1981 di Mtv, la rete televisiva che trasmetteva, almeno all'inizio, solo videoclip musicali, l'idea - allora rivoluzionaria - di accompagnare immagini alla musica. Un altro concerto passato alla storia, Woodstock, nel 1969, il grande raduno di hippy, rockettari, pacifisti e figli dei fiori nell'America della contestazione alla guerra in Vietnam, è solo al terzo posto. Seguono, nell'ordine: l'intervista "scandalosa" ai Sex Pistols con Bill Grundy in tivù (1976), la conquista delle prime cinque posizioni in classifica nell'hit parade americana da parte dei Beatles (1964), la creazione di una hit parade inglese lo stesso anno, la fondazione della Motown Records (1959), l'incontro tra Brian Epstein e George Martin (1962), la morte di Kurt Cobain (1994), il primo festival di Glastonbury (1970). I "magnifici dieci" riflettono i gusti del pubblico inglese, ed escludono un bel po' di nomi e momenti magici del rock, da Elvis a Bruce Springsteen, dai Rolling Stones ai Queen agli Who. "è solo una classifica, poco più di un gioco", commenta Bob Geldof, "ma il fatto che l'abbia vinto Live Aid dovrebbe mettere d'accordo tutti. Fu un concerto sublime dal punto di vista della musica, ma anche la prova di come il rock sia stato capace di prendere una questione e metterla in testa all'agenda politica del mondo. Qualcosa che dovremmo rifare".
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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