C'è un grosso buco nella teoria dei "buchi neri", e lo scienziato che l'ha inventata si appresta a riempirlo. Sulla base di nuove ricerche, Stephen Hawking, il più famoso fisico vivente, è pronto ad ammettere di essersi sbagliato. Per trent'anni, l'eminente studioso inglese ha difeso la nozione che i "buchi neri", lo stadio finale dell'evoluzione di una stella, non lasciano sfuggire nulla verso lo spazio esterno, neppure la luce, distruggendo tutto ciò che risucchiano senza lasciare traccia di niente. Ma nei giorni scorsi l'autore del best-seller mondiale Breve storia del tempo ha scritto agli organizzatori di una conferenza che si terrà a Dublino la settimana prossima, chiedendo di poter fare un intervento sull'argomento: "Ho risolto il paradosso dei buchi neri e vorrei parlarne", diceva il messaggio, inviato a Curt Cutler, fisico dell'istituto Albert Einstein di Golm, in Germania, che presiederà il convegno. "Non ci ha mostrato niente di scritto, ma sulla base della sua grande reputazione lo abbiamo inserito all'ultimo momento nella lista dei relatori", riferisce il professor Cutler al settimanale britannico "New Scientist". Andando a interrogare collaboratori e allievi di Hawking alla Cambdrige University, la rivista ha avuto la conferma che il sessantaduenne scienziato, quasi completamente paralizzato e immobilizzato su una sedia rotelle per una grave malattia neurologica, intende rivedere le proprie convinzioni. Nel 1976 Stephen Hawking spiegò il fenomeno con la teoria del "paradosso dei buchi neri". Aveva calcolato che, una volta formatosi, un "buco nero" comincia a perdere massa trasmettendo radiazioni di energia; che tali radiazioni non contengono alcuna informazione sulla materia all'interno del "buco nero"; e che quando un "buco nero" evapora, non ne resta alcuna traccia. La sua scoperta era in contraddizione con le leggi della fisica quantistica, secondo cui è impossibile spazzare via completamente le tracce di ciò che esiste. Ma il fisico rispondeva a questo apparente paradosso affermando che i campi gravitazionali dei "buchi neri" hanno una tale intensità da sconvolgere le leggi della fisica. Pur non convincendo tutti i suoi colleghi, la teoria gli ha dato grande fama internazionale. Aiutato anche dalle cinque milioni di copie vendute dal suo libro Breve storia del tempo, poco per volta Hawking ha fatto entrare i "buchi neri", uno dei più complicati misteri della scienza, nel linguaggio di tutti i giorni. L'idea che l'universo sia cosparso di spaventose trappole galattiche che risucchiano la materia e la consegnano all'oblio, ha affascinato a lungo chiunque alza gli occhi al cielo in una notte stellata. Mercoledì prossimo, a Dublino, il professor Hawking dovrebbe rivelare che le cose non stanno esattamente così: quei mulinelli cosmici non risucchiano proprio tutto, qualche informazione sfugge al loro vortice e può arrivare fino a noi. Sarà un altro piccolo passo nell'impresa di comprendere i segreti dell'universo. Ma non potremo più usare "buco nero" come metafora di un tritacarne che tutto inghiotte e tutto fa scomparire.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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