Ci sono poche cose in grado di creare febbrile aspettativa nel mondo letterario più della parola "Hemingway" affiancata alla parola "inedito". Se a queste due si aggiungono le parole "tori" e "Pamplona", ecco che un'ondata di incontenibile eccitazione sconvolge la comunità degli editori, scrittori, critici e fan del premio Nobel per la letteratura americano. La notizia che li ha messi in subbuglio l'ha scovata a Londra l'‟Herald Tribune” e ne ha parlato anche il ‟New York Times”: un racconto inedito di Ernest Hemingway, ambientato in una fiesta di Pamplona, cioè nella corrida di popolo che si svolge ogni estate nella cittadina spagnola, è stato ritrovato insieme a una lettera autografa del grande romanziere, ottant'anni dopo essere stato scritto. Il problema è che, per ragioni misteriose, gli eredi dei diritti d'autore di Hemingway ne proibiscono la pubblicazione. Ma ciò non impedisce al possessore del prezioso documento di venderlo, come farà a dicembre, a un'asta di Christie's a New York. Insomma, non si tratta soltanto del ritrovamento di un Hemingway inedito, ma pure di un giallo sul perché non deve diventare di dominio pubblico. Nel 1924, Donald Stewart, scrittore americano all'epoca piuttosto famoso, partecipa alla fiesta di Pamplona insieme a Hemingway e a John Dos Passos. La fiesta di quell'estate avrebbe ispirato, due anni dopo, il primo romanzo di Hemingway, The sun also rises (Fiesta nell'edizione italiana). Ma un episodio di quei giorni, il faccia a faccia in una strada di Pamplona tra Stewart e un toro infuriato, spinge Hemingway a scrivere anche un raccontino umoristico di quattro pagine, intitolandolo My life in the bull ring with Donald Ogden Stewart, e a inviarlo per posta al protagonista, accompagnato da una lettera in cui spiega che, se vuole, può proporlo alla rivista letteraria ‟Vanity Fair”. A Stewart il racconto non sembra granchè, e lo chiude in un cassetto. Hemingway, evidentemente, se ne scorda presto. Molti anni dopo, il figlio di Stewart, che di nome si chiama anche lui Donald e oggi, 72enne, vive a Roma, lo ritrova tra le carte del padre. Pensa che sarebbe divertente seguire il consiglio di Hemingway, sicchè lo offre a ‟Vanity Fair”. La Fondazione Hemingway, che sovraintende ai diritti dello scrittore, approva. Ma gli eredi della famiglia Hemingway, inspiegabilmente, glielo vietano. Poiché è necessario il consenso di entrambi, il manoscritto non può vedere la luce. Stewart decide allora di venderlo, attraverso Christie's, che ne stima il valore trai 12 mila e i 18 mila dollari (10 mila-16 mila euro). In dicembre, dopo l'asta, il nuovo possessore potrà cercare di convincere la famiglia a ripensarci.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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