Nella sua carriera di membro dell´Alta Corte, John Headley non si era mai trovato a dover prendere una decisione tanto difficile. Il verdetto che il giudice britannico ha pronunciato ieri pomeriggio in un´aula gremita di giornalisti rappresentava una sentenza di vita o di morte per una bambina di appena undici mesi, Charlotte Wyatt, ricoverata dal giorno della nascita in un ospedale londinese, dove è finora sopravvissuta solo grazie al supporto del polmone artificiale. Per i medici, non aveva senso prolungarne le sofferenze, tenuto conto che le sue irrimediabili condizioni non le permetteranno comunque di vivere oltre l´infanzia. Per i genitori, la sua vita andava comunque difesa e salvaguardata, nella speranza, per quanto irragionevole, di qualche progresso. Il magistrato ha dato ragione ai sanitari: alla prossima crisi, Charlotte dovrà essere rianimata soltanto per il tempo necessario a farla morire tra le braccia del padre e della madre. "Ulteriore cure aggressive non sarebbero nell´interesse della bambina", afferma la sua delibera.
Un verdetto probabilmente destinato a suscitare accese polemiche di ordine etico e religioso, sebbene Darren e Debbie Wyatt, i genitori di Charlotte, entrambi ferventi cristiani, abbiano reso noto che non presenteranno appello. "Sono molto tristi", dice l´avvocato della coppia, "ma considerano importante che il caso sia stato discusso in pubblico, in modo che tutti abbiamo potuto comprendere la situazione estremamente difficile in cui loro, così come altri genitori in casi simili, si sono trovati". Nella sentenza, il giudice Headley ordina che a Charlotte siano garantiti "tutti i comfort possibili" finché sarà in vita e la possibilità di "incontrare la fine tra le braccia di chi le ha voluto bene".
Nata prematura, al sesto mese e mezzo di gravidanza della madre, la bambina era apparsa subito gravemente malata. Alla nascita pesava meno di mezzo chilo; ora, undici mesi più tardi, pesa 5 chili e seicento grammi. Ha già avuto tre arresti cardiaci e il suo cervello, a causa dei problemi al cuore, ai reni e ai polmoni di cui soffre, ha smesso di crescere. Commenta il dottor Michael Wilkes, responsabile della commissione etica dell´Associazione Medici Britannici: "Decisioni di questo tipo vanno prese con un consenso tra medici e familiari. Quando il consenso è impossibile, bisogna rivolgersi alla giustizia. Per quanto comprensibilmente doloroso per i genitori, il verdetto è giusto proprio nei confronti di Charlotte. Causarle dolore e sofferenza, per tenerla artificialmente in vita senza che ciò possa produrre alcun progresso, è contrario allo scopo della medicina". Durante le udienze i genitori della bambina hanno ribattuto: "Quando si ama un figlio, non si può buttarlo via come un uovo marcio". Darren, 33 anni, e Debbie, 23, hanno un altro figlio di un anno e mezzo, perfettamente sano.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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