La Gran Bretagna si appresta a spostare un certo numero di sue truppe dal sud dell´Iraq a zone attualmente sotto il controllo delle forze americane, più vicino a Bagdad. Intervenendo ieri in parlamento, il ministro della Difesa, Geoff Hoon, ha confermato le indiscrezioni circolate in proposito nei giorni scorsi, precisando tuttavia che la decisione finale sarà presa soltanto la settimana prossima, dopo un completo esame della questione da parte dello stato maggiore militare. L´iniziativa ha ancora una volta riacceso le polemiche sulla guerra in Iraq e in particolare sull´apparente rapporto di dipendenza tra il Regno Unito e l´America. I partiti d´opposizione, conservatori e liberal-democratici, accusano il governo Blair di volere fare "un regalo" a George W. Bush, aiutando il presidente a respingere le critiche del suo avversario democratico nelle ultime, cruciali settimane di campagna elettorale prima del voto per la Casa Bianca. Nei dibattiti televisivi, in effetti, il candidato democratico, John Kerry, ha più volte sottolineato che Bush è andato in guerra "da solo" e che l´America sopporta "il 90 per cento di responsabilità e il 90 per cento di vittime" del conflitto. Il presidente ha risposto citando il sostegno offerto dalle truppe britanniche. La richiesta a Blair di dislocarle in zone più calde dell´Iraq potrebbe dunque essere una nuova prova per demolire la tesi di Kerry.
Sono solo illazioni, naturalmente, che i portavoce e consiglieri di Tony Blair avevano già respinto nei giorni scorsi. A sua volta il ministro Hoon ha cercato di smontarle deponendo alla camera dei Comuni: "Se sposteremo le truppe in zone finora esclusivamente affidate alle americane, sarà una decisione di tipo militare, non politica". Decisione che viene motivata con l´esigenza di dare "il cambio" ai Marines Usa, così permettendo loro di dedicarsi ad altri compiti, come la caccia ai gruppi terroristici e l´addestramento dell´esercito iracheno in vista delle elezioni in programma a gennaio. "Un collegamento con le elezioni effettivamente c´è", ha ironizzato Hoon, "ma non con quelle americane: vogliamo semplicemente dare il massimo contributo possibile alla stabilizzazione dell´Iraq, perché le elezioni irachene di gennaio abbiano successo e siano un importante passo avanti verso la democratizzazione del paese".
Il ridislocamento riguarderebbe 650 dei circa 2 mila soldati britannici ancora in Iraq. Il ministro non rivela per ora dove sarebbero stazionati, limitandosi a indicare che non andrebbero "né a Bagdad, né a Falluja". Le forze britanniche avrebbero comunque compiti di "polizia" in zone del paese molto più a rischio di Bassora, la regione meridionale in cui sono rimaste finora, relativamente tranquilla. Per il governo, insomma, si tratta di ordinaria amministrazione: "Non pagheremmo alcuna penale a non farlo, salvo quella di tradire un alleato che ha bisogno di aiuto", osserva Hoon. Ma per l´opposizione e buona parte dei media inglesi resta il sospetto che la manovra abbia anche un obiettivo politico. L´ennesimo favore che Blair fa a Bush, mentre - nota la stampa - il primo ministro ha tenuto le distanze da Kerry per tutta la campagna presidenziale: una freddezza che non ha molti precedenti, tra il leader del partito laburista britannico e il candidato democratico americano alla Casa Bianca.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>