L'Italia è uno dei paesi più corrotti d'Europa, secondo soltanto alla Grecia tra le nazioni "occidentali" del continente in materia di bustarelle. Se lasciamo stare l'Europa e guardiamo al resto della comunità internazionale, non c'è lo stesso di che rallegrarsi: abbiamo più corruzione da noi che in Cile e in Giappone, in Uruguay e negli Emirati Arabi, in Botswana e a Taiwan, in Giordania e in Malesia, per fare qualche esempio. In tutto il mondo, ben quarantuno paesi sono più onesti, o meno disonesti, del nostro: che figura in quarantaduesima posizione, a pari merito con l'Ungheria, appena davanti a Kuwait, Lituania, Corea del Sud, Suriname, El Salvador, Bulgaria. Paesi che, con tutto il rispetto che meritano, non costituiscono proprio una bella compagnia per un fondatore dell'Unione Europea e membro del G7. Insomma, bisogna ammetterlo: se l'immagine dell'Italia descritta da "Transparency International" nel suo rapporto annuale sulla corruzione non è da "repubblica delle banane", poco ci manca. E il peggio è che, anziché migliorare, da questo punto di vista facciamo marcia indietro. "I progressi compiuti negli anni di 'Mani Pulite' sono purtroppo evaporati", commenta il presidente di "Trasparency", Peter Eigen. "La nostra non è un'associazione pro o contro Berlusconi, ci basiamo su dati e percezioni apolitiche, e siamo francamente delusi che negli anni del suo governo la lotta alla corruzione in Italia si sia indebolita, la situazione sia nettamente peggiorata". Per la lotta alla corruzione, "Trasparency International" è ciò che "Amnesty International" rappresenta per la difesa dei diritti umani. Da ormai un decennio il suo rapporto annuale, preparato da una squadra di avvocati, giuristi, economisti di ogni parte del pianeta sulla base di decine di sondaggi e statistiche, viene utilizzato dall'Onu e da altre agenzie per lanciare campagne contro la corruzione. La graduatoria di "Trasparency" calcola in 10 punti il massimo dell'onestà, premiando con 9,7 il paese meno corrotto del mondo: che è, per il secondo anno di fila, la Finlandia, seguita nell'ordine da Nuova Zelanda, Danimarca, Islanda, Singapore, Svezia, Svizzera, Norvegia, Australia e Olanda, decima a quota 8,7 punti. L'Italia, molto più giù, di punti ne ottiene soltanto 4,8. Nella classifica del 2003 ne aveva 5,3 ed era in trentacinquesima posizione. Dunque la tendenza è chiara: un paese che, dopo aver risalito la china nella seconda metà degli anni Novanta, ora dà l'impressione di precipitare sempre più in basso. Unica attenuante, fino allo scorso anno i paesi presi in considerazione erano tredici in meno. Il rapporto afferma che la corruzione è uno dei principali ostacoli ai progressi nei paesi in via di sviluppo e alla lotta contro la povertà. "Trasparency" stima che 400 miliardi di dollari vadano perduti ogni anno in bustarelle nel corso di appalti governativi. La corruzione appare più grave in Africa, nel Terzo Mondo, nei paesi non democratici, in quelli produttori di petrolio. In assoluto, Haiti e Bangladesh sono i paesi più corrotti del globo. In Africa, il meno corrotto è il Botswana, il più corrotto la Nigeria. In Medio Oriente, il meno corrotto è Israele, il più corrotto l'Iraq, dove senza una radicale operazione di "Mani Pulite" - avverte il rapporto - tutta la ricchezza rappresentata dal petrolio non basterà a produrre benessere. In Europa, i paesi nordici sono i meno corrotti, quelli latini e meridionali i più corrotti. Con Italia e Grecia tra i fanalini di coda.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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