Non avrei mai pensato che un giorno mi sarei ritrovato tra i sostenitori di Ariel Sharon. Non avrei davvero mai pensato che il movimento pacifista e i partiti della sinistra in Israele si sarebbero trovati a manifestare per Sharon nelle strade del nostro Paese. Ma questo può solo provare che in Medio Oriente la parola "mai" ha un significato molto limitato. Martedì la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato a larga maggioranza il piano Sharon per il completo e unilaterale ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza e da alcune parti della Cisgiordania. Nessuno può dire che questo avverrà davvero nella realtà: il governo di Sharon potrebbe cadere; gli estremisti palestinesi potrebbero agire in modo assurdo; o addirittura, un altro assassinio politico in Israele potrebbe bloccare tutto. Tuttavia, i lavori alla Knesset sono stati surreali: la metà del partito Likud al potere, l'intero blocco religioso e la destra estrema hanno votato contro Sharon; i partiti del centro e della sinistra si sono uniti per salvarlo. Che cosa significa? Probabilmente non la fine del conflitto in Medio Oriente o l'inizio di una improvvisa luna di miele tra la sinistra e il premier. Piuttosto significa una profonda divisione all'interno dei "falchi" israeliani. Per quasi quarant'anni Israele è rimasto paralizzato dallo scontro storico tra falchi e colombe, 50 per cento del Paese a sinistra e 50 per cento a destra. Ora per la prima volta molti fra i falchi hanno votato a favore di un'iniziativa pacifista che li avrebbe fatti urlare di rabbia e risentimento solo uno o due anni fa. Il piano Sharon per il ritiro unilaterale di Israele da Gaza non è simile alla visione mia e dei miei amici nel movimento pacifista. Io credo che sarebbe stato molto meglio per Israele ritirarsi da Gaza nel contesto di un accordo con l'intera dirigenza palestinese. O almeno con una delegazione della Lega Araba. La decisione mia e del movimento pacifista di sostenere Sharon nasce dalla consapevolezza che questo piano è meglio dello stallo e del proseguimento dell'occupazione israeliana di Cisgiordania e Gaza. Gli ultimi sviluppi della politica israeliana potrebbero benissimo - per somma ironia - finire per porre le basi della risoluzione del conflitto israelo-palestinese, se proprio Ariel Sharon, il grande architetto della colonizzazione dei territori occupati, diventasse il fondatore del futuro Stato palestinese. Molto dipende da come i palestinesi risponderanno e da come interpreteranno questo strano fenomeno dello Sharon "rinato". Ma Sharon è davvero rinato, ha davvero cambiato completamente idea oppure è solo molto stanco? O semplicemente si sente alle corde? Sia come sia, è il migliore Sharon degli ultimi quarant'anni.
Traduzione di Lorenzo Cremonesi
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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