I tifosi inglesi lo avevano ribattezzato "trick box", scatola magica: un po’per l’altezza, non certo da colosso, tipica dell’immigrato dell’Europa del sud; e molto di più per i trucchi che riusciva a inventare sul campo da gioco: punizioni imprendibili, pallonetti fatati, dribbling assassini. Adesso la compatta scatolina di muscoli, emozioni e cervello che risponde al nome di Gianfranco Zola ha prodotto l’ennesima "magia": il titolo di Member of the British Empire, l’onorificenza che la Regina Elisabetta assegna ai più meritevoli cittadini del Regno Unito e, più raramente, anche agli stranieri. Recentemente ne sono stati insigniti, per fare qualche nome, David Beckham, Mick Jagger e Keith Rowling, l’autrice dei romanzi di "Harry Potter", oltre all’intera nazionale inglese dopo la vittoria ai mondiali di rugby. Gli esperti del ramo noteranno che in realtà di onorificenze ce ne sono due, una di grado superiore, "comandante" dell’Impero Britannico, l’altra inferiore, "membro" dell’Impero Britannico; e che soltanto la prima dà diritto di farsi chiamare con l’appellativo di "Sir", o baronetto. Ma entrambe costituiscono un titolo nobiliare, e comunque il "tamburino sardo" è il primo e unico giocatore italiano a potersene fregiare: per cui, senza sottilizzare troppo, si può scommettere che d’ora in avanti, almeno da noi, si dirà e scriverà "Sir" Gianfranco Zola, come per Lancillotto. Sua Maestà ha deciso di premiarlo per le sette stagioni trascorse in Inghilterra: "Il giocatore straniero più duraturo nella storia del Chelsea, un eccellente ambasciatore del calcio e il modello ideale per i giovani fans", dice la motivazione ufficiale. Un riconoscimento del suo indubbio talento sportivo, già apparso evidente in Italia, dagli esordi al Napoli all’ombra di Maradona a fine anni Ottanta, agli splendori con la maglia del Parma; ma che soltanto a Londra ha rivelato fino in fondo dove potesse arrivare questo "piccolo grande uomo" del pallone. In sette anni, due Fa Cup, una Coppa Coppe, una Supercoppa europea, e tanti gol indimenticabili. Ma è anche un premio al suo modo di fare fuori dal campo, ancora più insolito rispetto a tanti campioni, nella Premiere League e altrove: "La passione che Zola ha per il calcio - prosegue infatti la motivazione dell’onorificenza - è unita ai più alti standard di comportamento. Durante tutto il periodo trascorso in Inghilterra, egli è stato un attivo sostenitore di iniziative di beneficenza, suscitando ad esempio ampia ammirazione quando dedicò il gol decisivo nella vittoria di Coppa inglese a un ragazzo malato terminale, che aveva visitato in ospedale". Il titolo e la medaglia di "Mbe" (Member of the British Empire) gli saranno consegnati lunedì a Roma dall’ambasciatore britannico, Sir Ivor Roberts. Zola ha ricevuto la notizia a Cagliari, la città a cui ha fatto ritorno nell’estate 2003 per portare la sua squadra del cuore dalla B alla A, mentre stava allenandosi per la partita di domenica con la Roma. "Mi sento sulla luna, è difficile descrivere la gioia che provo - dice il calciatore -. Non me l’aspettavo, è un grande onore, a Londra ebbi la fortuna di incontrare la regina e fu una grande emozione, questa è ancora più grande. Evidentemente quello che ho fatto in Inghilterra è stato apprezzato". L’apprezzamento è reciproco, Zola non ha mai nascosto quanto gli piacessero il calcio e la (sua seconda) vita inglese: "Nel football italiano ci sono troppe chiacchiere", aveva ripetuto anche di recente. "Quando arrivai a Londra mi sentivo un po’ spaesato", ricorda ora, "ma ce l’ho messa tutta, ho lavorato duramente, è stata un’esperienza che mi ha arricchito tantissimo e ho ricevuto più stima ed affetto di quanto mi sarei aspettato. Se non fosse stato per il richiamo della Sardegna, la mia terra, sarei rimasto a vivere per sempre in Inghilterra perché lì ormai mi sentivo a casa mia, come un cittadino britannico". Certo, agli inglesi è dispiaciuto vederlo partire: ma, da popolo che s’intende di stile, devono avere apprezzato la sua romantica scelta di abbandonare il grande palcoscenico di Londra per andare a dare una mano alla squadra del paesello natio, in provincia, in serie B. Forse anche questo ha convinto la regina a fare di Gianfranco Zola un "nobiluomo". Non sarebbe il caso, da parte nostra, di nominarlo "cavaliere" anche della patria a cui ha fatto ritorno?
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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