Come un calciatore giunto all´ultimo torneo, come un pilota all´ultimo gran premio, come un corridore all´ultima maratona. Si sprecano le metafore, per Tony Blair, quando il primo ministro britannico annuncia: ‟Questa è la mia ultima campagna elettorale”. Una pausa, che tradisce l´emozione, deglutisce, poi riprende: ‟Alle prossime elezioni, il Labour avrà un altro leader”. Tutto ciò in realtà si sapeva già. L´autunno scorso, all´indomani di un´operazione al cuore che sollevò qualche dubbio sulla sua salute, Blair rese noto che si sarebbe candidato a un terzo mandato da premier, quello appunto in lizza nelle elezioni convocate per il cinque maggio, ma non a un quarto. Sentirglielo ripetere davanti a tutti i media del Regno Unito, alla conferenza stampa di presentazione del ‟manifesto” laburista, ossia il programma elettorale del partito, fa tuttavia maggiore impressione. Ancora tre settimane di competizione politica, e poi uno dei ‟campioni” del nostro tempo, uno di quelli che hanno per così dire reinventato il gioco di come si vincono voti, smetterà di giocare. Se rieletto, come prevedono tutti, continuerà a governare, ma non è chiaro per quanto e comunque non sarà più la stessa cosa.
C´è insomma un´aria da ‟lungo addio” a questa spettacolare kermesse della sinistra britannica. I cronisti gli chiedono con insistenza a che punto del terzo mandato si dimetterà, per fare posto a Gordon Brown, il cancelliere dello Scacchiere (ministro delle Finanze), in quel momento lì in piedi al suo fianco: ‟Ho sempre detto che, se eletto, completerò il mio terzo mandato”, replica Blair. Perché non ammettere, lo incalzano, che succederà molto prima e che il suo successore sarà Brown? Non è forse il motivo per cui, dopo dissensi anche aspri, in questa campagna elettorale i due sono diventati inseparabili? ‟Discorsi prematuri”, si sforza di sorridere Blair. ‟Prima di preoccuparsi di chi sarà il mio erede tra cinque anni, vorrei assicurarmi di essere io il prossimo primo ministro”.
La conferma che è cominciato il suo ‟ultimo hurrà” offusca nei notiziari televisivi la sostanza del programma, che pure è descritto come un impegno radicale a completare le riforme. I punti si riassumono così: stabilità economica, bassa inflazione, non aumentare le tasse, opportunità per tutti, sanità gratuita, scuole migliori, controlli più severi (ma equi) dell´immigrazione, lotta al crimine e al terrorismo. Più sintetico, ma in fondo più chiaro, è il saluto con cui Blair chiude la conferenza stampa: ‟Prosperità economica e giustizia sociale, ecco i nostri obiettivi. La destra in passato spiegava che non possono coesistere. Il New Labour ha dimostrato invece che possono, si può sviluppare l´economia facendo crescere la giustizia sociale”. Altra pausa, di nuovo un pizzico di emozione, e poi: ‟Un giorno il Labour avrà un altro leader, ma questo concetto, questa idea, resterà”. Pronti, via, allora: godiamoci l´ultima corsa verso le urne di Tony Blair.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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