La descrivono come la più grande e costosa caccia all´uomo nella storia del servizio segreto di Sua Maestà: due miliardi di sterline (tre miliardi di euro) il budget messo a disposizione, gli agenti migliori dell´MI6 e dell´MI5, spionaggio e controspionaggio britannici, l´unità speciale antiterrorismo della polizia, a cui aggiungere ‟gli occhi e le orecchie della popolazione”, come ha detto Ian Blair (nessuna parentela con Tony), capo supremo della London Metropolitan Police. Scotland Yard, ‟Operazione Cobra”: così, dal nome dell´unità anti-crisi del governo, la stampa inglese chiama l´indagine lanciata mentre il fumo delle esplosioni non si era ancora diradato. ‟Abbiamo illimitate risorse umane e materiali, non lasceremo nulla di intentato per individuare i responsabili”, promette a muso duro Ian Blair. E bisognerebbe sbrigarsi, gli fa eco il ministro degli Interni Charles Clarke, perché ‟c´è il rischio di un nuovo attacco” da parte della medesima cellula che ha agito giovedì e che è ancora in libertà.
La rivendicazione di un gruppo legato ad al Qaeda, sebbene mai sentito prima, viene presa ‟seriamente”, dice Blair. Quale che sia la sigla, Scotland Yard afferma di non avere dubbi: ‟L´attacco porta l´inconfondibile marchio di al Qaeda”. Alcune fonti parlano di un marocchino coinvolto nell´attentato di Madrid, sfuggito alla giustizia spagnola e ora attivamente ricercato da Scotland Yard. Altre indicano che l´esplosivo usato a Londra sarebbe del tipo Semtex e verrebbe dal Nord Africa, indicando inoltre che gli investigatori britannici avrebbero trovato due bombe inesplose, forse per un guasto del timer, su altri due autobus, in una diversa zona di Londra.
Gli indizi sicuri, almeno quelli annunciati alla stampa, per ora non sono molti. ‟Nulla suggerisce la presenza di kamikaze”, dice Ian Blair, pur non escludendolo completamente. In tal caso, si sarebbe trattato di bombe ad orologeria - come rivelato per primo dal New York Times che citava fonti dell´intelligence Usa. L´esplosivo era di 5 chili a ordigno: non molto, e ciò spiegherebbe il danno relativamente limitato, rispetto a Madrid (dove i morti furono quasi duecento). A depositare le bombe, infine, ‟non è stato un solo terrorista”, continua il capo di Scotland Yard. Secondo gli esperti si è trattato di un gruppo piccolo: forse quattro persone, arrivate in centro insieme.
Ma le prime domande a cui le autorità devono rispondere non riguardano tanto la possibilità di catturare i terroristi, quanto il perché non siano stati fermati prima. Possibile, chiedono esperti e mass media (il Guardian, quotidiano di sinistra, il Daily Mail, conservatore), che con il summit del G8 in Gran Bretagna i servizi segreti non avessero introdotto uno stato di allerta o di massima vigilanza? Non è paradossale, osserva il Financial Times, che Ian Blair stesse lodando l´estrema sicurezza di Londra in un´intervista alla Bbc, citandola come una delle ragioni dell´assegnazione delle Olimpiadi alla capitale britannica, appena un´ora prima dell´attentato di ieri nel metrò?
Qualcuno accusa in sostanza la polizia di avere ‟abbassato la guardia”, di essersi erroneamente convinta che, dopo l´arresto di alcune cellule estremiste negli ultimi due anni, al Qaeda non fosse più in grado di minacciare seriamente il Regno Unito. ‟Il pericolo è al livello più basso dal 2002”, sosteneva il bollettino di Scotland Yard.
‟Non avevamo segnalazioni di un attacco contro Londra semplicemente perché è come cercare un ago in un pagliaio”, si giustifica il ministro degli Interni Clarke, ma non tutti ne sono convinti. Crispin Black, un ex-007 dei servizi segreti, afferma che l´intelligence britannica è colpevole del medesimo errore attribuito all´Fbi e alla Cia all´indomani dell´attacco all´America dell´11 settembre: un´eccessiva fiducia nello spionaggio ‟elettronico”, fondato su "Echelon", il Grande Orecchio angloamericano capace di ascoltare tutto quello che si dice nel mondo, e una carenza di spionaggio "umano", ovvero il lavoro più sporco e pericoloso, informatori e infiltrati nei gruppi dell´estremismo islamico. ‟I francesi, in questo, sono molto meglio di noi”, sostiene Black.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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